Tag: visual storytelling

Il potere delle infografiche: dati, tool, consigli [Infografica]

Il potere delle infografiche: dati, tool, consigli [Infografica]

Quest’oggi andiamo all’esplorazione del magico mondo delle infografiche che hanno il potere di catturare l’occhio e di conseguenza l’attenzione, di portare traffico al blog o sito e di divenire virale.

I quesiti su cui ci interroghiamo sono vari. Che cos’è un’infografica? Perché utilizzarne in dosi massicce? Quali benefici apportano? Quali tipi di infografiche esistono? E come creare infografiche attrattive e con quali tool?

In conclusione incorporerò una meta-infografica che riassume come creare un’infografica da urlo (che non è quello di Much e neanche del mio vicino).

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Come utilizzare Instagram in una strategia di web marketing [Infografica]

Come utilizzare Instagram in una strategia di web marketing [Infografica]

Dopo aver visto i cinque motivi per cui un’azienda o una start up dovrebbe essere presente sui social, e come utilizzare Telegram in una strategia di web marketing, soffermiamoci ora su Instragram, il social legato al visual che non permette soltanto di condividere fotografie legate alla propria vita privata, ma può essere utilizzato per la propria azienda in ottica di marketing. È importante riuscire a comunicare l’identità visual del proprio brand e creare una community ed interagire costantemente coi propri clienti e potenziali clienti.

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Federico Pacini e lo storytelling fotografico di Santa Maria della Scala

Federico Pacini e lo storytelling fotografico di Santa Maria della Scala

Da booklover e appassionata di fotografia, anni or sono rimasi letteralmente folgorata dal libro di Lalla Romano “Nuovo romanzo di figure”, novità all’interno del panorama letterario italiano, nel quale il racconto è fatto attraverso le foto, scattate dal padre dell’autrice, ed accompagnate da didascalie che rivelano destini e intrecciano tempi diversi.

Ma quest’oggi facciamo tappa a Santa Maria della Scala, attraverso il racconto per immagini che il fotografo Federico Pacini dedica proprio a “Santa Maria della Scala. Uno storytelling fotografico inusuale che mette in luce l’esplorazione degli ambienti e delle stanze in “degrado”, tempi stratificati che si addensano negli spazi, dettagli impensabili e a volte inspiegabili.

Storytelling fotografico

Un suggestivo viaggio fotografico lontano dalle consuete immagini patinate e da cartolina tipiche della Toscana e in particolare del centro di Siena, dove si colloca il complesso di Santa Maria della Scala, ma Pacini racconta proprio il non visibile per eccellenza: una prospettiva che non emerge mai, un qualcosa che sfugge ai più ma solo un occhio attento e appassionato alla sua città può catturare e darne valore. Inoltre, ancor più potente è di saper immortalare un passato che si intravede, fa capolino in questi ampi spazi, un presente in divenire: al di là delle mura e dei calcinacci e delle travi che scricchiolano e dell’intonaco che cade, c’è l’imminente possibilità al cambiamento e alla rinascita.

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Il libro fotografico Santa Maria della Scala si compone di 59 foto rettangolari disposte nelle pagine in modo alternato, sfasato, e in esse prevalgono giochi di geometrie, “un architettura in un’architettura” come dice Roberto Maggiori nell’introduzione esplicativa ed illuminante, ed ancora “schermi rettangolari attraverso cui si simula l’esperienza della “realtà””. E non a caso sempre Maggiori parla di prospettiva “post rinascimentale”. Infatti Pacini non è alla ricerca della bellezza, ed il progenitore dello schermo è la finestra prospettica di Leon Battista Alberti di cui parla nel suo trattato “De Pictura”: l’immagine è ridotta a un solo punto di vista ed esiste nello spazio fisico e agisce nello spazio della rappresentazione.
Inoltre, la prima edizione del libro è stato pubblicata nel 2015 dalla Editrice Quinlan della prestigiosa rivista internazionale “Around Photography”.

Santa Maria della Scala e Federico Pacini

Quando sono state scattate le foto, Santa Maria della Scala si trova in un momento di transizione tra il progetto iniziale in cui era un ospedale, luogo più antico dell’Occidente, ed in attesa di una completa riqualificazione già in parte effettuata. Infatti metà dell’edificio era stata già recuperata ed adibita a polo museale che ospita collezioni di arte antica e moderna. E Pacini riesce con il suo obiettivo a dare vita pulsante alle macerie e rovine di questa metà di edificio, ancora senza un’identità precisa.

Si alternano finestre murate, finestre da cui si vede la “bellezza” (il Duomo di Siena), sedie vuote e sedie di design in acciaio tubolare cromato e seduta e schienale in ecopelle, scrivanie con vecchi apparecchi o con bottiglietta d’acqua minerale abbandonata o inondate di raccoglitori sparsi, intonaco cadente, umidità ai soffitti, crepe, vetri rotti, porte sventrate, tubi in bella mostra.

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Ed ancora sono stati catturati e immortalati: un cruciverba abbandonato sul pavimento, vecchi monitor di computer, la targhetta AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), casse in legno con le scritte “Fragile” e “With care”, teiera arrugginita e pezzi superstiti di ceramiche rotte che si contrappongono a gigantografie del mondo cinematografico e dello star system, ad un poster di una squadra di calcio, ed ancora a bozzetti, disegni di progetti architettonici, cronoprogrammi, affreschi quattrocenteschi senesi, antiche statue e tele coperte da cellofan accantonate vicino alla biglietteria in legno.
Di particolare potenza è la foto che rappresenta un teschio a metà posato su alcuni fogli scritti a mano su un davanzale di una finestra.

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Tanti dunque i dettagli che catturano e a volte “sconvolgono”, in queste fotografie di Santa Maria della Scala di Federico Pacini e che rappresentano il punctum come lo definisce Roland Barthes ne “La Camera Chiara”, la ferita da puntura, che rinvia all’idea di punteggiatura: “a causa dell’impronta di qualcosa, la foto non è più una foto qualunque”, che si va a contrapporre allo studium che “appartiene all’ordine del to like, e non del to love”.

Conclusioni

Quindi quale legame c’è tra scrittura e fotografia? Se da un lato si può raccontare per immagini o partendo da immagini, dall’altro le immagini stesse possono avere valenza di scrittura e possono essere “lette” e come sosteneva Lalla Romano “anche la fotografia è scrittura”. Ma ritornando al libro “Santa Maria della Scala”, quello di Federico Pacini è uno storytelling molto particolare che ha la capacità di catturare ed immortalare ciò che si trasforma, mescolando passato, presente e futuro prossimo. Transizioni, dunque, che mostrano il tempo che scorre e che mescolano usi diversi verso una nuova identità.

Origini & tradizioni nel nuovo spot di Grana Padano Dop

Origini & tradizioni nel nuovo spot di Grana Padano Dop

Siamo nel vivo dell’#ItalyFoodWeek, voluta da Twitter Italia in collaborazione con Ministero delle politiche agricole e forestali, ed oggi è la giornata dedicata ai #prodottitipiciFW e quale miglior modo di celebrare tale hashtag se non con il nuovo spot che racconta un prodotto made in Italy Dop che rappresenta la nostra cultura gastronomica anche nel mondo?

Le origini del Grana Padano Dop

Il Grana Padano Dop ha origini lontane, che risalgono all’anno 1134, e fu per opera di alcuni frati dell’Abbazia di Chiaravalle che si capì come conservare a lungo il latte, trasformandolo in un formaggio a pasta dura e a lunga stagionatura detto “caseus vetus” (cacio invecchiato) e successivamente “Grana”. Nel novecento si è poi passati alla massima qualità nella lavorazione e cura delle caratteristiche organolettiche e a regole ben precise. Nel 1954 nasce anche il Consorzio Tutela Grana Padano che riunisce le cooperative, le industrie casearie, i produttori, gli stagionatori e i commercianti del formaggio.

 Lo spot 

Nello spot del Grana Padano un bambino ritrova una scatola che porta al nonno e che aprono insieme, disvelando ben conservata “la terra delle sue origini”. Al nonno riaffiorano così tutti i suoi preziosi ricordi che custodisce gelosamente in fondo al cuore, ed inizia a raccontare la storia delle loro origini.
Indelebile per lui come rivela al nipotino, il profumo dell’erba, il sapore del Grana Padano che nasce in un terreno unico dove gli piaceva accarezzare quel grano che cresceva ricco e rigoglioso. Ma affidiamoci alle sue parole:

“Guarda. Questa è la terra dove sono nato. Il profumo dei suoi prati. Piaceva tanto anche alle mie mucche sai? Ma la cosa che più ricordo della mia terra è il suo sapore.”

Una voce over aggiunge:

“Da sempre proteggiamo le sue origini. Per questo Grana Padano è il formaggio Dop più consumato al mondo. Perché così siete protetti anche voi. Grana Padano, il buono che c’è in noi”.

Dialogo che si alterna ad immagini altamente iconiche ed evocative capaci di toccare le corde più profonde, ed il palato dell’utente, attraverso la consistenza, la tattilità, le scaglie del formaggio, fino al marchio a fuoco finale che ne decreta visibilmente la genuinità e la bontà.

Nel finale tutta la famiglia con ben tre generazioni riunite, si ritrova in un ristorante di New York dove si è trasferita da alcuni anni.

Food Marketing 

Lo spot, firmato da McCann Worldgroup e che ha come colonna sonora il brano riarrangiato, “Starchild”, è on air in Italia da settembre a dicembre in televisione sulle reti Rai, Mediaset, Sky e La7, ma è anche in radio e sulla stampa. E verrà anche esportato, come il Grana Padano, coinvolgendo altri Paesi: Germania, Svizzera, Francia, Regno Unito e USA.

Sul web lo spot è uploadato sul canale YouTube di Grana Padano e riproposto su Twitter e la Pagina Facebook. Inoltre, su quest’ultima sono stati pubblicati anche due video “civetta” introdotti da una didascalia che narra la storia del prodotto Dop.

I ricordi, ovvero le origini & le tradizioni millenarie

Il territorio, ovvero l’importanza della provenienza

Storytelling

Oltre al video storytelling, il Consorzio Tutela Grana Padano ha puntato anche al visual storytelling con la pubblicazione di un libro fotografico intitolato “Grana Padano, una storia di qualità”, edito da Mondadori, che racchiude 8 secoli di tradizioni in 155 pagine per ricostruire la storia di una delle eccellenze enogastronomiche italiane più esportate al mondo.

Conclusioni

Passato e futuro si fondono e confondono, infatti una storia si costruisce dalle fondamenta: sono fondamentali le origini, e seppur lontani da casa, non devono essere mai dimenticate né accantonate, ma tramandate di generazioni in generazione. Proprio come il prodotto che raggiunge ogni Paese del mondo, ma non rinuncia alle tradizioni legate alla terra d’origine, alla qualità, alla cura e alla bontà.