Tag: cultura digitale

Voglio Ascoltare Una Storia e l’app digital made in Naples

Voglio Ascoltare Una Storia e l’app digital made in Naples

Adoro i bambini e mi è capitato di stare molto spesso con loro, ridiventando in un batter d’occhio una bimba anche io, divertendoci con poco e soprattutto attivando la fantasia trasformando ad esempio carte di caramelle o cioccolatini in nuove forme da cui nascono storie. Infatti, cosa chiede più spesso un bambino? Ascoltare una storia. Ma se si ha difficoltà ad accedere ai libri e alla lettura? L’associazione  Baby Fab Lab di Torre del Greco, in provincia di Napoli, ha lanciato l’idea per risolvere queste problematiche. “Voglio Ascoltare Una Storia” è un progetto che nasce dall’amore e dall’esperienza quotidiana con bambini e dalla passione per i libri, di Maria Antonietta Liccardi, neuropsichiatria infantile, e Lucia Avino, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva.

“Voglio Ascoltare Una Storia” va incontro ai bambini che presentano difficoltà a capire il reale significato delle parole, a leggere, a comprendere i concetti astratti o le emozioni, o che presentano difficoltà motorie, per offrire a tutti il diritto alla lettura e il piacere di scoprire ed ascoltare storie grazie ad uno strumento digitale. Continua a leggere “Voglio Ascoltare Una Storia e l’app digital made in Naples”

La nuova era: mercato conversazionale, cultura digitale, prosumer, sharing economy

La nuova era: mercato conversazionale, cultura digitale, prosumer, sharing economy

Il rapporto aziende-persone è cambiato, è sempre più di tipo paritario ed orizzontale e non più verticale. Emerge un nuovo mercato conversazionale, spinto dalle nuove tecnologie digitali.

Blog, forum, siti, social network, e le altre piattaforme online, spingono i clienti, gli utenti ed i fan ad interagire direttamente con le aziende.

E i brand dinanzi a utenti più informati, attivi, attenti, cosa devono fare?

È giunto il momento di co-costruire valore condiviso con l’utente e puntare a strategie di inbound marketing, abbandonando una comunicazione tipica dei vecchi media da uno a molti, di massa, come la pubblicità in tv o alla radio ed interagire con il “pubblico”, guadagnando l’attenzione non con volantini o telefonate di telemarketing fastidiose, ma facendo leva su strategie di informazione ed engagement, scrivendo informazioni utili per l’utente e facendo leva su storytelling e digital content marketing.

#Cultura digitale

È sempre più ottimale puntare alla creazione di contenuti digitali utili, ma coinvolgenti ed emozionanti, facilmente ricercabili dagli utenti, attraverso blog post, infografiche colorate e curate, podcast, web binar, app, aggiornamenti di stato dei social network.

Se questi contenuti risulteranno rilevanti, verranno diffusi dagli utenti che interagiranno anche con essi, commentando, condividendo, consigliandoli. Si innesca così la conversazione, il passaparola e la viralità tipiche del web 2.0.

Quindi più che mai le piccole e medie imprese italiane contraddistinte da forti tradizioni, devono aprirsi ed abbracciare la cultura digitale, sfruttando tutte queste opportunità offerte dal web 2.0: adattarsi per non soccombere dinanzi alla trasformazione dei mercati e delle tecnologie.

#Prosumer

Alvin Toffler nel suo libro “La terza ondata” nel 1980, parla di prosumer. Crasi di producer e consumer, indica un consumatore attivo e protagonista, che ha un ruolo fondante nella relazione con aziende e brand e nei processi produttivi grazie alle nuove tecnologie digitali e ad internet. Il prosumer non è più quindi il target di una comunicazione old style, ma interviene attivamente nella creazione, produzione e distribuzione, ed è capace di influenzare il mercato e le decisioni aziendali, affermando la propria opinione, prendendo posizione, recensendo prodotti e servizi, attivando dinamiche di word of mouth.
Inoltre Henry Jenkins  in “Cultura convergente” e il successivo “Fan, blogger e videogamers” individua l’emergere di una “cultura partecipativa” intorno ai media, e quindi una realtà grassroot, ovvero della creazione di prodotti amatoriali, “dal basso”, da parte degli utenti/fan, sfruttando la potenza del digitale, in particolare della rete e dei social network.

#Sharing Economy

In questa nuova era, se da un lato emergono mercato conversazionale e user generated content (UGC), dall’altro si fa sempre più strada anche la sharing economy o economia della condivisione, che si basa su una piattaforma, intorno a cui si costruisce una community. Va a trasformare il tradizionale concetto di azienda, in quanto i servizi erogati, avvengono tra pari e non dall’alto verso il basso e sono convenienti, comodi e si basano sull’incontro fra persone sconosciute attraverso la tecnologia.

Piattaforme collaborative di successo tipiche della sharing economy

#1. BlaBlaCar

Nata in Francia nel 2006, BlaBlaCar è una piattaforma di car pooling che mette in contatto conducenti con posti liberi a bordo, e passeggeri, per condividere quindi tragitti in auto e le spese. La community ha raggiunto oltre 35 milioni di iscritti in 22 Paesi e conta 10 milioni di viaggiatori al trimestre.

#2. Airbnb

È una start up che nasce a San Francisco nell’agosto del 2008 ad opera di tre fondatori: Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk. La piattaforma mette in contatto persone in ricerca di un alloggio o di una camera con persone che dispongono uno spazio da affittare, ad esempio un appartamento per una notte, una villa per un mese. Giunge in più di 3400 città e in 191 paesi.

#3.Tripadvisor

Fondato da Stephen Kaufer nel febbraio del 2000 ed acquistato da Interactive Corporation nel 2004, Tripadvisor è un portale che vanta la più ampia community di viaggiatori con 340 milioni di visitatori unici mensili e 350 milioni di recensioni e opinioni riguardo 6,5 milioni di hotel, ristoranti e attrazioni turistiche.