Tag: made in Italy

Abiti da sposa su misura made in Italy: collezione 2018 Ateleba Sposa

Abiti da sposa su misura made in Italy: collezione 2018 Ateleba Sposa

Hai trovato il principe azzurro, ma non quello delle favole sul cavallo bianco, fin troppo costruito e poco credibile con la calzamaglia azzurra, ma il tipo che è proprio il tuo Lui, il tuo centro del mondo che ti ha scombussolato in meglio ed arricchito la tua vita? Quello che non sembrava facesse proprio per te e che hai snobbato da subito ma poi che ti ha saputo conquistare in modo inaspettato? Il lui che farebbe qualsiasi cosa per strapparti un sorriso, per migliorare il tuo giorno? E se sei nei guai è sempre lì al tuo fianco e cerca di aiutarti a sistemare le situazioni che non vogliono proprio quadrare?

Ok il tuo Lui c’è ed è giunto il momento di fare il grande passo per coronare il proprio sogno d’amore, ma manca l’abito da sposa giusto. Nella vita manca sempre qualche pezzo, ma questo non è un problema, la stylist e wedding blogger Elena Barba è la fatina buona della tua favola d’amore e ti aiuterà a realizzarla. Ti saprà consigliare come pettinarti, come truccarti, ed ovviamente ti porterà alla scelta del Tuo abito che ti valorizza e che senti più tuo ma che si “sposa” bene con la location ed il tema del matrimonio. Continua a leggere “Abiti da sposa su misura made in Italy: collezione 2018 Ateleba Sposa”

Le Sissi: la sartoria digitale che punta alle reti di imprese

Le Sissi: la sartoria digitale che punta alle reti di imprese

Quando si è alla ricerca di un abito capita sempre che si ha già un’idea ben precisa in mente, magari un modello che esalti al meglio la propria femminilità, ma girando negozi, outlet, centri commerciali, non riesci a trovarlo in nessun modo, neanche mettendo sotto sopra l’intero reparto e sfinendo la commessa che ti cerca di accontentare in tutti i modi ma i modelli sono uno peggio dell’altro: troppo lungo, troppo corto, troppo largo, troppo stretto, non si adegua alla tua silhouette né si avvicina alla tua idea iniziale. Ma ora anche il proprio abito dei desideri è a portata di click grazie alla start up che esalta il made in Italy e l’innovazione: Le Sissi. 

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I nuovi propositi per il 2017 per il blog GioDiT

I nuovi propositi per il 2017 per il blog GioDiT

Questo viaggio insieme è iniziato il 19 settembre con un blog post in cui ti invitavo a salire a bordo ed allacciare le cinture. Da allora un po’ di strada insieme ne abbiamo fatto, spero di non averti annoiato e non averti perso durante il viaggio. Ti ringrazio di esserne parte, mi auguro che continueremo il viaggio insieme in questo 2017, sperando di coinvolgere anche new entries. Intanto il mio grazie anche a chi passa per caso e a chi torna ogni tanto.

Ora sono qui a digitare su tasti neri della tastiera del pc, tra passato, presente e futuro del blog. In questi mesi GioDiT si è arricchito del Canale Telegram, della pagina Facebook dedicata (se ancora non l’hai fatto, perché non mi segui?), ma ho tante novità nel portabagagli! Continua a leggere “I nuovi propositi per il 2017 per il blog GioDiT”

Ateleba sposa: l’Atelier di Elena tra artigianalità, femminilità e digitale

Ateleba sposa: l’Atelier di Elena tra artigianalità, femminilità e digitale

Quale ragazza non sogna fin da bambina il giorno del suo matrimonio, per le più romantiche la fantasia galoppa e si programma tutto nei minimi dettagli che poi possono rivelarsi sbagliati e scontrarsi con la realtà. Invece io che sono una “terribile” sognatrice, ma anche piuttosto concreta, da piccola più che sognare il mio “grande giorno” (meglio non crearsi aspettative, già ne ero conscia da pequeña) creavo vestiti da spose e altri modelli, alle mie Barbie, facendo man bassa tra le bomboniere, di tulle, fazzolettini, e qualsiasi materiare che potevo “far rinascere”, anche perché quelli che avevo erano pochissimi e organizzavo sfilate di moda o matrimoni, creavo “storie” già da allora. Sarà questo particolare che giace nel mio passato da giochi di bambina che ha creato “un’affinità elettiva” con Elena Barba, conosciuta grazie ai social media e al gruppo #SocialGirls, proprietaria di un Atelier a Napoli, con cui c’è grande stima e sintonia. Ed Elena col suo Ateleba sposa è la vera protagonista di quest’oggi.

La storia del sogno di Elena di Ateleba sposa

Questa è la storia di un sogno che si realizza con passione, sacrifici e dedizione e si materializza intessendo tessuti su tessuti, fili di perle, disegnando modelli di abiti da sposa, studiando di notte e cucendo di giorno e viceversa.

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Elena-bambina inizia da subito a mostrare la passione per vestire le donne, inizia per “gioco”, rifacendo il guardaroba alle bambole, ma già a 14 anni inizia a “far sul serio” iscrivendosi ad un corso di taglio e cucito la cui insegnante era una ex direttrice della Marzotto. Fino al passo decisivo che dà un’impronta in più al suo sogno: l’acquisto di una macchina per cucire portatile che costava poco ma che per lei valeva tanto, ancor di più perché la pagava a rate con i soldi della paghetta. Cuciva e tagliava, sperimentava ed apprendeva, lo faceva per chiunque volesse, perché per lei voleva dire in realtà intagliare passione e imbastire un sogno.

Ma i suoi genitori erano contrari, volevano che studiasse, così Elena-ragazza si iscrive e dà esami all’università, ma nel frattempo, di nascosto, continua a studiare prima da autodidatta, poi nei laboratori sartoriali napoletani, successivamente lavora per conto di terzi. Contemporaneamente disegnava figurini di abiti da sposa, girava e li vendeva alle case sartoriali di Napoli e Roma. Ma lì avvenne la svolta.

Era ora che il sogno iniziasse a prendere forma sul serio ed Elena-donna affittò un negozietto in provincia, comprò pochi metri di tessuto, alcuni fili di perle, prese la macchina da cucire che aveva acquistato coi suoi risparmi e fece l’inaugurazione. Era il 3 marzo 1993.

bozzetto

Aveva solo due abiti, uno largo ed uno stretto, si chiamavano Mela e Francesca, e aveva i soldi giusto per pagare due mesi, ma Elena ci crede fino in fondo, lavora sodo e senza sosta, decisa più che mai e in un anno consegnò così tanti capi, da potersi permettere un enorme negozio con annesso laboratorio nel centro storico di Napoli.

Oggi sono 23 anni che lavora nel suo atelier Ateleba sposa con creatività, esperienza e professionalità, per una produzione sartoriale d’alta moda con i migliori tessuti italiani e francesi, che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni artigianali napoletane.

L’abito da sposa di alta sartoria da sogno

Elena ha realizzato il suo sogno di aprire il suo atelier ed ora realizza il sogno di altre donne, disegnando e forgiando un abito non solo su misura, ma che racconti della sposa e che racchiuda anche parte della storia d’amore che si va suggellare per un modello esclusivo e raffinato che faccia battere il cuore alla sposa, ammaliare lo sposo, stregare gli invitati e permette di vivere in gioia ed armonia il giorno più bello.

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Si possono ammirare oltre 200 modelli nel salone di prova dell’atelier ma il punto forte di Ateleba sposa sono le personalizzazioni. L’obiettivo principale è confezionare un abito quanto più adeguato al corpo della sposa, che vesta e meglio esalti il corpo, e si adatti allo stile del matrimonio. Si può combinare il modello a sirena che ti avvolge dolcemente segnando le tue “curve” o l’abito principesco di tulle o di organza in seta o l’abito da sposa scivolato e morbido, con scollature sulle schiena, corpetto décolleté, trasparenze sofisticate, pizzo, cucito rigorosamente a mano, con le tecniche classiche, ricami con i cristalli e i coralli sottoposti alle mani esperte e pazienti delle ricamatrici che utilizzano ancora telai in legno e piattelli di velluto.

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Anche la linea fasciata di un abito può essere modificata adottando accorgimenti in base all’effetto che si vuole ottenere. Per la sposa che presenta fianchi e pancia più pronunciati si possono utilizzare le sottogonne per rimodellarli, mentre per la sposa che ha un seno piccolo, un abito da sposa stile impero, tagliato sotto al seno, ne esalta la forma, ma c’è anche un’altra soluzione: un controbustino che viene cucito dentro i corsetti può migliorarne la forma, fino ad ottenere l’effetto push-up dei reggiseni moderni.

ateleba

Elena suggerisce anche gli accessori più adatti alla sposa come veli, guanti, stole, coprispalle, in base all’abito scelto. Veste anche damigelle, paggetti, e madrine.

Ateleba sposa & il digitale

Elena racconta le emozioni della prova dell’abito, della creazione di un nuovo modello, i dettagli che fanno la differenza, mostra fotografie vintage con icone del mondo dello star system, i set fotografici allestiti per lo shooting della nuova collezione 2017, spose felici nel giorno del loro matrimonio attraverso le foto che pubblica sul profilo Instragram, costantemente aggiornato, e sulla pagina Facebook che vanta oltre 9.400 like e si arricchisce anche di “note” e degli articoli scritti per il blog.

Il blog, sempre curato ed aggiornato, presente sul sito dell’atelier Ateleba sposa, fornisce preziosi consigli alle spose sul make up, sulle acconciature, su come portare con eleganza e raffinatezza l’abito, e racconta dettagliatamente, ma in modo diretto e semplice la nascita di ogni pezzo e delle nuove collezioni con tante foto e passaggio dopo passaggio dalle fase di studio alla lavorazione.

Conclusioni

La storia di Elena ci insegna che per avverare i propri sogni non occorrono bacchette magiche ma olio di gomito, caparbietà e tenacia e nel suo caso ago e filo, e che l’unicità sartoriale del suo atelier riflette l’unicità della femminilità di ogni singola donna. Occorre stare bene con se stesse, col proprio corpo, non importa che siate una 38 o una 48 o giù di lì, quello che conta è la personalità, la luce che emanate dagli occhi, è come riuscite a riempire una stanza col sorriso e la vostra disarmante simpatia e intelligenza. Inoltre, una sapiente gestione del blog dell’atelier unito ai social media legati al visual dà la giusta visibilità all’arte sartoriale e alle attività del laboratorio e dell’atelier e crea engagement.

Lux Made In & Gioielli Dop: il lusso del made in Italy si digitalizza

Lux Made In & Gioielli Dop: il lusso del made in Italy si digitalizza

Continuiamo il viaggio alla scoperta delle start up che valorizzano le eccellenze del  made in Italy e in particolare  “il saper fare” e la manualità coniugate al digitale, connubio imprescindibile se si vuol sopravvivere e salvare la propria attività.

Tradizione e innovazione, artigianato e digitalizzazione, made in Italy ed internazionalizzazione sono infatti gli ingredienti che caratterizzano la start up Lux Made In: una piattaforma di e-commerce per vendere gioielli artigianali online che fa leva sul digital, sui social network e sull’export.
Ma accanto alla piattaforma digitale, il ruolo da gigante è giocato dai social, in particolar modo da Facebook che ha permesso di creare il network dei Giovani Gioiellieri Italiani, un’associazione che riunisce dall’ottobre 2012 artigiani del lusso, gioiellieri, orafi, designer emergenti under 45 anni, ma anche commercianti di orologi e gioielli vintage, micro, piccole e medie imprese. Questa associazione inoltre svolge il ruolo da garante nei confronti degli utenti finali, selezionando e certificando i partner aderenti a Lux Made In.

Lux Made In: un social e-commerce

Lux Made In è un social e-commerce in quanto unisce in sé un social network e un e-marketplace B2B e B2C creato per la valorizzazione dell’eccellenza artigianale italiana, “il saper fare” e la manualità del made in Italy che fa da ponte tra artigiani, micro, piccole e medie imprese e acquirenti, gestendo le transazioni, le spedizioni, il marketing digitale e il customer service, a fronte di una piccola percentuale sulle vendite effettivamente concluse.

Svolge la funzione di social network in quanto permette di interagire con clienti attuali o potenziali, ed altre imprese, seguire amici e prodotti, inserire messaggi e pubblicare aggiornamenti sulla propria impresa o prodotti.

E soprattutto è un e-marketplace che vanta la più grande collezione di gioielli, orologi (anche vintage), accessori (dedicati anche al mondo dello sport e dell’arte sacra) del Made in Italy. Ogni singolo prodotto ha una scheda esplicativa e la geolocalizzazione della produzione. Inoltre in ogni singola scheda prodotto è presente la sezione “Chiedi all’Esperto” che mette in connessione con professionisti delle vendite accreditati per una scelta più consapevole.

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Lux Made In è quindi il primo distretto digitale del lusso del made in Italy che grazie web riesce a fare rete e a portare prodotti del lusso sui mercati internazionali, vendendoli sia ad altre imprese che al consumatore finale.

Gli ideatori

L’idea è di Giorgio Isabella che proviene da Crotone da una famiglia con una gioielleria a tradizione familiare da quattro generazioni con un background nel marketing e con esperienze in Bulgari, Unilever e Sarah Lee, e Filippo Maria Capitanio classe 1986, nato a Milano ma cresciuto nella capitale, laureato in “International Management”. Insieme hanno deciso di sfruttare le potenzialità del digitale per una nuova avventura imprenditoriale.

Gioielli Dop: Food Jewelry made in Italy

Ad Ottobre 2014, insieme a Giovani di Confagricoltura, è nata un’altra start up da una costola di Lux Made In: Food Made In, esportando così le 4698 specialità alimentari regionali, e basandosi sullo stesso funzionamento della precedente piattaforma, e rientrata anche tra le iniziative di “Expo…anch’io”.

Inoltre, in occasione dell’Expo 2015 è stata lanciata la linea Gioielli Dop, incentrata sul binomio cibo e gioielli, per contribuire a valorizzare il patrimonio alimentare e culturale italiano. I gioielli sono in argento e smalti e realizzati completamente a mano dal distretto di Arezzo che vanta una forte tradizione orafa a partire dal 1300.

Le collezioni di bracciali e collane componibili, ma anche orecchini e gemelli da uomo, di Gioielli Dop prendono ispirazione dai colori di Positano, dai sapori della tradizione alimentare mediterranea che va dai pomodori San Marzano, al rametto di ulivo e alle orecchiette della Puglia, dai peperoncini calabresi al pecorino romano, dalla bresaola della Valtellina alla pizza napoletana, fino al panettone di Milano, alla sfogliatella partenopea e all’alta pasticceria siciliana. Non solo prodotti tipici e prelibatezze locali, ma anche simboli delle regioni italiane come la maschera di Pulcinella per la Campania, i trulli di Alberobello per la Puglia, ed ancora il Colosseo, la colonna di Capo Colonna.

L’ultima collezione lanciata è MOKA, dalla antica caffetteria “cuccumella” cara a Edoardo De Filippo alle più recenti, fino al chicco di caffè e la tazzina di caffè che rispettivamente sono un amuleto per la giusta carica e il simbolo di amicizia, collaborazione.

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Lo scorso anno Gioielli Dop sono stati selezionati dal progetto di valorizzazione del made in Italy lanciato dall’Ice in collaborazione con Nordstrom, e per circa un mese e mezzo questi gustosi gioielli sono stati negli store Nordstrom in Texas, mentre ad ottobre sono approdati a New York, in un temporary store a Soho dove faceva sfoggio di sé il carretto made in Italy con le prelibatezze della nostra penisola.

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I Provenzali, Palm Design e FSC Italia insieme per “La natura ti dona: una storia 100% made in Italy”

I Provenzali, Palm Design e FSC Italia insieme per “La natura ti dona: una storia 100% made in Italy”

“La natura ti dona: una storia 100% made in Italy” rende la cosmesi naturale ancora più sostenibile. Scopriamo come.

 

Il video uplodato sul canale YouTube de I Provenzali e veicolato anche attraverso la pagina Facebook dell’azienda, dà voce alle parti coinvolte a partire da Roberta Testa, responsabile Marketing del brand che produce “cosmetici naturali e biologici che rispettano il corpo e l’ambiente, selezionando pec in plastica 100% riciclata e cartoncino certificato FSC, il marchio della gestione forestale responsabile, per la salvaguardia di alberi e animali ”. A seguire c’è Alessandro Catellani di Palm Design, una cooperativa sociale, nata nel 2003 per integrare le categorie socialmente svantaggiate, come i ragazzi disabili, nel mondo del lavoro, e che produce soluzioni d’arredo partecipato e rispettoso dell’ambiente. Entrambi raccontano l’ideazione e realizzazione di un espositore in legno certificato FSC proveniente da foreste sostenibili e correttamente gestite del Trentino e della Lombardia, per un progetto 100% made in Italy.

Cosmesi & Ambiente

Il progetto “La natura ti dona: una storia 100% made in Italy” vede per la prima volta la collaborazione di una cooperativa sociale, Palm Design, un ente certificatore, FSC Italia, e un’azienda produttrice di cosmetici dalla vocazione artigianale e dalla filosofia ecologista, con un codice etico ben definito per quanto riguarda la corporate social responsability, I Provenzali. I prodotti dell’azienda genovese sono corredati dal bollino di “Controllo Salute e Natura”, sono cioè testati dermatologicamente e per i metalli pesanti (nichel, cromo e cobalto), e di “Prodotto Vegetale o Origine Vegetale” in quanto realizzati a partire da materie prime vegetali e di origine naturale, senza l’utilizzo di coloranti, parabeni o ogm. Inoltre i cosmetici naturali e biologici dell’azienda hanno un ciclo produttivo svolto interamente in Italia, ottenendo così dall’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani, anche la certificazione 100% Made in Italy. Inoltre, per ogni prodotto che si contraddistingue per l’ecopackaging, è prevista una “carta d’identità”, consultabile sul sito ufficiale dell’azienda, dove ogni utente può controllare in modo trasparente le caratteristiche principali, e scoprire l’origine e il luogo di confezionamento.

Ma non solo quindi cosmesi naturale e sostenibile attraverso materie prime e tracciabilità, ma anche a scaffale reso possibile dalla cooperazione di questi tre soggetti promotori che hanno creato un espositore per la grande distribuzione in legno certificato proveniente da foreste gestite in maniera responsabile e da materiali riciclati.

“La natura ti dona: una storia 100% made in Italy”  è un progetto che si prefigge di diffondere la sostenibilità ambientale a tutto tondo ed è stato presentato per la prima volta il 30 settembre al Parco Natura Viva di Pastrengo, nel giorno del FSC Friday, la giornata mondiale della gestione forestale responsabile. E successivamente presso il Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, tenutosi presso l’Università Bocconi a Milano il 4 e 5 ottobre 2016.

Il primo espositore in assoluto è stato consegnato presso il punto vendita Finiper di Colonnella, in provincia di Teramo. Intanto sulla pagina Facebook de I Provenzali scatta la corsa tra gli utenti di avvistare scaffali con i loro prodotti ed inviarla per messaggio privato al brand.

 

Italian Stories: la start up dell’artigianato e del turismo 2.0

Italian Stories: la start up dell’artigianato e del turismo 2.0

Artigianato e turismo esperienziale dal sapore 2.0 grazie a Italian Stories, la start up che attraverso una piattaforma online unisce più di 120 artigiani sparsi per il territorio italiano e i turisti che, attraverso le oltre 200 esperienze disponibili da prenotare online, possono conoscerli dal vivo e scoprire da vicino le loro botteghe ed i segreti del made in Italy.

La piattaforma e la community di Italian Stories

Italian Stories nasce nel gennaio 2015 dall’idea è degli architetti Eleonora Odorizzi e Andrea Miserocchi che, grazie a un bando vinto nell’ambito del Programma europeo Fesr 2007-2013 per lo sviluppo di nuove imprenditorialità, hanno potuto implementare questo progetto digitale. La community online è nata principalmente grazie alla pagina Facebook ed al profilo Twitter, in cui vengono pubblicate le storie degli artigiani per creare interesse. Successivamente è stata creata una rete di storyfinder che supportano il team di Italian Stories nel trovare offline le migliori storie dell’eccellenza del made in Italy e di raccontarle sul web per farle conoscere e diffondere in Italia e all’estero.

Come funziona?           

I turisti di tutto il mondo possono incontrare, grazie alla piattaforma, ceramisti, restauratori, orafi, cappellai, maestri cartari, rilegatori, liutai, vetrai, “impiraresse”  (antico mestiere di Venezia che consiste nell’infilare con lunghi aghi dell’Ottocento o con il metallo, le “conterie”,  perline rotonde di vetro usata per gioielli, fiori, ricami e decori per la casa). Un viaggio, quindi, per andare alla scoperta dell’arte e dell’artigianato, e dei borghi d’Italia, all’insegna della condivisione delle esperienze e della conoscenza.

In particolare sulla piattaforma il turista può scegliere e prenotare tra tre tipi di esperienze, che si differenziano anche per i prezzi.

#1. Visit

Una visita guidata all’interno della bottega, dove si possono ascoltare le storie e i particolari, direttamente narrati dai maestri artigiani e osservarli all’opera, come a Firenze per scoprire come nasce l’abito da sposa sartoriale, o a Riva del Garda con il viaggio polisensoriale e attraverso il tempo alla scoperta del molino artigianale e storico.

 #2. Workshop

Si può “andar a bottega” come nel passato, grazie ai workshop in cui l’artigiano insegna tutti i segreti del suo mestiere e della sua arte.
A Milano si può partecipare ad un workshop sulla rilegatura per imparare a fare la cucitura su nervi in corda o in cuoio, a Bovolone invece c’è un corso per imparare l’arte dell’intagliare il legno, a Isola della Scala, in provincia di Verona, invece si potrà andare alla scoperta di come si realizza un paio di scarpe artigianali: dal disegno sulla forma alla carta modello, fino al taglio su pelle della tomaia e per finire il montaggio della calzatura su forma.

#3. Special

Una visita guidata attraverso cui l’artigiano mostrerà il suo lavoro e la sua attività, ma nello stesso tempo diventa guida del territorio, raccontando cultura, tradizioni tipici della località.
Ad esempio a Gubbio si potranno realizzare oggetti in pelle o cuoio e poi gustare una cena a base di pizza in forno rigorosamente a legno nella casa dell’artigiano. Invece a Positano, si potrà trascorrere un’intera giornata tra i profumi e i colori della natura, realizzando oggetti in argilla e decorandoli fino a cuocerli in serata, rilassandosi intorno al fuoco.

Inoltre, si può anche effettuare una ricerca in base al materiale con cui lavorare (pietra, legno, rame, ceramica, pelle, metallo, oro, carta, vetro, tessuto) o alle destinazioni più frequentate, o ancora agli artigiani in evidenza. Infine, da poco la piattaforma dà l’opportunità di iscriversi anche a tour operator, agenzia di viaggi o struttura ricettiva per offrire ai propri clienti una nuova tipologia di pacchetti turistici.

Il crowdfunding

Su kickstarter, Italian Stories ha lanciato una campagna di crowdfunding per poter supportare il progetto “MANI- il cuore dell’artigianato italiano”, un viaggio fotografico per raccontare, grazie a giovani fotografi di talento, la passione, la manualità e il “saper fare” degli antichi mestieri che appartengono alla tradizione del made in Italy. La campagna di crowdfunding per il libro fotografico che è un vero e proprio viaggio all’interno dell’artigianato italiano in cui si racconta di 25 artigiani selezionati dalla piattaforma di Italian Stories, si è chiuso il primo novembre e ha superato l’obiettivo prefissato di raccogliere 9 mila euro, raggiungendo oltre 11 mila euro. Il libro è quindi una collezione di storie che racconta attraverso fotografie e le loro descrizioni i diversi mestieri artigiani delle diverse regioni italiane da nord a sud. Questo libro sarà in edizione limitata con sole 365 copie ma raccoglierà nelle sue 144 pagine oltre un centinaio di fotografie originali e ad alta definizione sugli artigiani, i laboratori, i luoghi d’Italia, e sul made in Italy.

Ed ecco il tweet riassuntivo alla chiusura della campagna di crowdfunding.

Conclusioni

La condivisione in rete, che è alla base della sharing economy, sia essa attraverso la piattaforma di Italian Stories, la community nata grazie ai social, sia essa l’azione di crowdfunding attraverso kikstarter per attivare il progetto di storytelling fotografico, permette di valorizzare il made in Italy, la manualità e tutte quelle tradizioni in via d’estinzione, in un’era dove ormai predominano le tecnologie, l’internet delle cose e la robotica, riuscendo anche a rilanciare il turismo.

Non si può non concludere che con alcuni versi della canzone “Mani” di Eduardo De Crescenzo:

“… C’è tutto il destino in un palmo di mano

Le mani, le mani che sanno parlare…

…Le mani, le mani, che sanno di mare, che sanno di terra, che sanno di pane…

Le mani, le mani, le mani, le mani.”

La bellezza di Napoli nel nuovo spot di Ferrero Rocher

La bellezza di Napoli nel nuovo spot di Ferrero Rocher

Napoli o la si ama o la si odia, è una città dall’immane bellezza, dalle grandi testimonianze storiche-culturali, e dai tramonti mozzafiato e più magici che conosca, nonché  il mio soggetto fotografico preferito, e da sempre ha dato grossi scossoni alla mia vita, nel bene e nel male e mi ha permesso di crescere molto.

“Napule è mille culure”

Ultimamente Napoli fa molto sfoggio di sé. Dopo essere stata scelta come location per le sfilate di Dolce & Gabbana del luglio scorso e per la campagna autunno-inverno 2016-2017, seguita dalla maison francese Givenchy con gli scatti tra i vicoli della città partenopea per la pre-collezione Primavera 2017, Visit Napoli ha pubblicato un video di promozione in cui confronta la città di Napoli con Londra, teatri a confronto, ma anche paesaggi, cibi e tradizioni culinarie, torri e castelli, costi, fino al claim finale: “More expansive isn’t always better”. Lo spot è stato ripreso dalle più importanti testate giornalistiche come La Repubblica, il Giornale.it e Corriere Del Mezzogiorno.

Ferrero Rocher e Napoli                                  

Non solo Dolce & Gabbana e Givenchy, ma anche la Ferrero Rocher sceglie Napoli.

Il protagonista del nuovo spot è un elegante uomo con un borsalino che passeggia sul lungomare che costeggia Castel dell’Ovo, tra le ampie colonne che costeggiano il portico della Basilica di San Francesco di Paola a Piazza Plebiscito con la veduta del Palazzo Reale di fronte. E i suoi occhi azzurri sono curiosi e vagano tra cotanta bellezza, ammirando i leoni che costeggiano la Basilica e la sua cupola, e le due statue equestri di Carlo III di Borbone e di suo figlio Ferdinando I. L’artista si posiziona esattamente  di fronte all’ampio colonnato che abbraccia Piazza del Plebiscito, e la telecamera la inquadrata in tutta la sua “bellezza assoluta”, che viene riportata anche nello schizzo a mano del protagonista. L’uomo folgorato ed ispirato da queste bellezze, alla fine di ogni “viaggio” si reca a comprare quel cioccolatino unico, avvolto dalla famosa carta dorata, grazie al quale, anche il suo palato, può “assaporare la bellezza”.

La voce over recita infatti:

“Quando abbiamo creato Ferrero Rocher abbiamo cercato la bellezza assoluta. Sarà perché siamo italiani. Abbiamo cercato la qualità negli ingredienti, un gusto inimitabile, una forma perfetta. È stato come cercare l’oro. Ferrero Rocher, assapora la bellezza.”

Inoltre, il 29 luglio il post sulla pagina Facebook di Ferrero Rocher Italia compare già quel senso di “attesa” e un “indizio” alla nuova campagna con la presenza dell’hashtag #LaBellezzaDellAttesa che accompagna un’immagina evocativa dei colori caratteristici del prodotto: dorato e marrone.

 

Le 4 versioni dello spot Ferrero Rocher 

Lo spot del prodotto di punta della casa dolciaria di Alba, è stato declinato in quattro versioni, mantenendo inalterato il testo e il sottofondo musicale, ed ancora il cameriere che porta il caffè al tavolino, ma con uno sfondo di volta in volta diverso dove il protagonista disegna il logo di Ferrero Rocher, la pasticceria Ferrero e a seguire le gustose immagini dell’inconfondibile pralina e l’uomo che addenta il Ferrero Rocher. Dopo Napoli, sono state scelte le “bellezze” di altre tre città italiane: Firenze (Galleria degli Uffizi, Ponte Vecchio, Ponte Santa Trinità), Roma (Castel Sant’Elmo, Colosseo) e Venezia (Palazzo Ducale, la Basilica di San Marco, i canali).

C’è un parallelismo tra l’armonia perfetta nei monumenti millenari che celano storia e tradizioni con l’armonia degli ingredienti della pralina sferica che sposa la gustosa granella di nocciola, il fine cioccolato, il croccante wafer ed il morbido ripieno con un cuore di nocciola intera.

È ormai lontano il tempo di Ambrogio e dell’estrosa e ricca signora in un tailleur giallo e il suo celeberrimo “Ho un leggero languorino”, una pubblicità ormai vintage, che lascia spazio ad uno spot più sofisticato, alla ricerca della bellezza storico-artistica italiana per un viaggio attraverso i sensi e il gusto. Sempre più il buon cibo made in Italy si sposa con le bellezze architettoniche, paesaggistiche, storico, culturali della penisola.

La campagna integrata

La campagna è firmata dall’agenzia Publiregia e prodotto da Akita Film, gli spot sono diretti da Ago Panini, la musica è firmata da Enrico Sabena, mentre la direzione della fotografia è stata affidata a Sandro Bolzon.

Ed oltre che in tv, sarà veicolata anche nei punti vendita e sul web. Ferrero Rocher sarà presente in circa 150 ipermercati d’Italia con gli esclusivi “Monuments”, gli espositori che riproducono i monumenti più famosi e riconoscibili delle città. Per il web, invece, sono previsti post geolocalizzati che si riagganciano ai Monuments di Ferrero Rocher, per gli auguri firmati.