Categoria: Storytelling

Il nuovo spot #HereToCreate di Adidas: scatena la tua creatività

Il nuovo spot #HereToCreate di Adidas: scatena la tua creatività

Il duro lavoro, la disciplina, la tenacia e la perseveranza vengono sempre ricompensati e ti portano lontano, ma quel quid per fare la differenza nello sport, nella vita e nel mondo, e che ti può lanciare davvero in alto è qualcosa di più potente, di più personale, di esclusivo: la creatività.

Il nuovo spot dell’Adidas “Unleash your creativity”, dal pay off evocativo Here to create, è declinato a livello globale in tv e con video esclusivi per il digitale che raccontano le storie di 15 atlete donne che scatenano la loro creatività, lasciando con grinta e passione il segno.  Continua a leggere “Il nuovo spot #HereToCreate di Adidas: scatena la tua creatività”

Digital personal branding: il workshop di Skande & Rudy Bandiera

Digital personal branding: il workshop di Skande & Rudy Bandiera

In un mercato ormai sempre più ipercompetitivo e conversazionale, dove riescono ad emergere solo i brand, i professionisti, gli imprenditori o i business man che sanno utilizzare la comunicazione e creare relazioni digitali di qualità ed efficaci, unite a quelle offline, cresce il bisogno di posizionare il proprio brand, renderlo ben riconoscibile e diventare un’authority del proprio settore.

Quali, quindi, le caratteristiche esclusive che ti differenziano sul mercato come azienda o come professionista? Evochi un set di valori ben precisi e definiti nella mente del lettore/cliente? Stai sfruttando tutti gli strumenti e le potenzialità che la Rete può offrirti per far crescere la tua visibilità, autorevolezza e riconoscibilità?

E se “fai di te stesso un brand”, attraverso un’efficace comunicazione online, si può diventare un influencer riconosciuto per le proprie conoscenze, competenze relative ad un settore specifico e con la capacità di coinvolgere le persone, di avvicinare un brand al suo pubblico e di crearsi un seguito che legge il suo blog o i suoi post sui social che vengono commentati e condivisi.  E l’influencer non solo viene sostenuto a suon di like, ma lo si stima e si ci fida, divenendo un punto di riferimento del settore. E proprio fiducia e stima sono le nuove monete di scambio nell’era dei mercati conversazionali.

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Ateleba sposa & il blog dedicato al wedding

Ateleba sposa & il blog dedicato al wedding

Nella settimana di San Valentino, non potevo non tornare nella sartoria di alta moda di Elena Barba dove ogni giorno, si respira l’amore e si avverano e prendono forma sogni d’amore. Nell’atelier Ateleba sposa nel cuore di Napoli, sei accolta con tanta professionalità, simpatia e calore e puoi uscirne solo soddisfatta con il sorriso sulle labbra e gli occhi che brillano come due diamanti, e con un prezioso abito da sposa pensato solo per te che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni artigianali napoletane e nel made in Italy, ma che si apre alla creatività, a personalizzazioni  esclusive, con un occhio sempre vigile alle tendenze di alta moda. In questo blog post mi soffermerò soprattutto sulla comunicazione digital e sul dialogo privilegiato dell’azienda con le promesse spose grazie all’interessante e sempre aggiornato wedding blog. In conclusione, capiremo insieme come creare un blog aziendale di successo, partendo sempre da questo case study.

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Sanremo 2017, il real time marketing delle aziende & i casi #SanremoCeres e #SiamoAllaFrutta

Sanremo 2017, il real time marketing delle aziende & i casi #SanremoCeres e #SiamoAllaFrutta

Dal sette all’undici febbraio 2017 è andata in onda la sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo alla cui conduzione c’era “Carlo e Maria. Maria e Carlo” per dirla alla Crozza. Superascolti, solidarietà, ironia, leggerezza e a vincere è stata la ritmata, ballabile, dissacrante “Occidentali’s Karma” del toscano  Francesco Gabbani, la sua seconda vittoria consecutiva all’Ariston.

“…Tutti tuttologi col web

Coca dei popoli

Oppio dei poveri.

AAA cercasi (cerca sì)

Umanità virtuale…”

Su Sanremo 2017 è stato scritto, twittato, discusso, ironizzato già abbastanza, e in questo mio blog post mi soffermo invece su come le aziende hanno “sfruttato” la kermesse per aumentare la brand reputation, l’engagement e le conversazioni e i commenti intorno al proprio brand, attraverso il real time marketing o instant marketing sui social media, e hashtag sponsorizzati su Twitter, coinvolgendo anche influencer, come per Ceres e Carrefour Italia.

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Voglio Ascoltare Una Storia e l’app digital made in Naples

Voglio Ascoltare Una Storia e l’app digital made in Naples

Adoro i bambini e mi è capitato di stare molto spesso con loro, ridiventando in un batter d’occhio una bimba anche io, divertendoci con poco e soprattutto attivando la fantasia trasformando ad esempio carte di caramelle o cioccolatini in nuove forme da cui nascono storie. Infatti, cosa chiede più spesso un bambino? Ascoltare una storia. Ma se si ha difficoltà ad accedere ai libri e alla lettura? L’associazione  Baby Fab Lab di Torre del Greco, in provincia di Napoli, ha lanciato l’idea per risolvere queste problematiche. “Voglio Ascoltare Una Storia” è un progetto che nasce dall’amore e dall’esperienza quotidiana con bambini e dalla passione per i libri, di Maria Antonietta Liccardi, neuropsichiatria infantile, e Lucia Avino, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva.

“Voglio Ascoltare Una Storia” va incontro ai bambini che presentano difficoltà a capire il reale significato delle parole, a leggere, a comprendere i concetti astratti o le emozioni, o che presentano difficoltà motorie, per offrire a tutti il diritto alla lettura e il piacere di scoprire ed ascoltare storie grazie ad uno strumento digitale. Continua a leggere “Voglio Ascoltare Una Storia e l’app digital made in Naples”

di Seo in Social: turismo & digitale

di Seo in Social: turismo & digitale

Quanto è importante una strategia digitale per il settore del turismo? E come potrebbe aiutare a far volare il business del turismo? Come promuovere il territorio e le aziende eno-gastronomiche attraverso i social e gli strumenti offerti dal web? Su questi ed altri quesiti si ci soffermerà nell’evento “di Seo in Social – Viaggio nel web per il turismo” che si svolgerà il 26 gennaio 2017 nella splendida cornice turistica del lago di Como. L’evento digital è gratuito ed è pensato per imprenditori, responsabili marketing, blogger, liberi professionisti che si occupano in particolare di turismo, hospitality ed enogastronomia.

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Ateleba sposa e il sito dedicato alle spose

Ateleba sposa e il sito dedicato alle spose

Ricordi l’appassionante storia di Elena Barba e di Ateleba sposa, il suo digital e social atelier di alta sartoria nel cuore di Napoli? Quest’oggi ritorno sul case study e mi focalizzerò sull’analisi del sito dedicato alle spose, protagoniste indiscusse della comunicazione digital di Ateleba sposa. E in conclusione di questo blog post capiremo insieme come creare un sito web aziendale di successo partendo sempre da questo case study.

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I nuovi propositi per il 2017 per il blog GioDiT

I nuovi propositi per il 2017 per il blog GioDiT

Questo viaggio insieme è iniziato il 19 settembre con un blog post in cui ti invitavo a salire a bordo ed allacciare le cinture. Da allora un po’ di strada insieme ne abbiamo fatto, spero di non averti annoiato e non averti perso durante il viaggio. Ti ringrazio di esserne parte, mi auguro che continueremo il viaggio insieme in questo 2017, sperando di coinvolgere anche new entries. Intanto il mio grazie anche a chi passa per caso e a chi torna ogni tanto.

Ora sono qui a digitare su tasti neri della tastiera del pc, tra passato, presente e futuro del blog. In questi mesi GioDiT si è arricchito del Canale Telegram, della pagina Facebook dedicata (se ancora non l’hai fatto, perché non mi segui?), ma ho tante novità nel portabagagli! Continua a leggere “I nuovi propositi per il 2017 per il blog GioDiT”

Spot Costa Crociere 2017: protagoniste Shakira & la Costiera Amalfitana

Spot Costa Crociere 2017: protagoniste Shakira & la Costiera Amalfitana

Pioggia e neve sono un film dell’orrore per me, sono figlia dell’estate e in questo freddo gelido, il blu del mare e le calde atmosfere marine non sono più tanto un sogno col nuovo spot di Costa Crociere che riconferma come protagonista la cantante colombiana Shakira, reduce del “caliente” video “Chantaje” con il cantante e cantautore Maluma.

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Loison e la ricetta del web marketing del gusto

Loison e la ricetta del web marketing del gusto

Vi auguro un lieto, magico e gioioso Natale  e vi offro una fetta di panettone virtuale, ma di quelli artigianali e gourmet, raccontandovi la storia di Loison e il suo vincente approccio al digitale, puntando alla vendita online e ad una ricetta di web marketing di successo, con una presenza massiccia su tutti i principali social media.

Pronti per un viaggio calorico ma dolce e gustoso?

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La campagna di crowdfunding di MEDIPERlab per il Manuale di Permacultura

La campagna di crowdfunding di MEDIPERlab per il Manuale di Permacultura

Un po’ di giorni fa parlando di sharing economy e in particolare di campagne di crowdfunding con Dario Goffredo, reputation manager, un professionista esperto in branding reputation e personal branding, ma attento alle esigenze delle piccole realtà imprenditoriali e appassionato di economia collaborativa e della condivisione, ho scoperto l’ambizioso progetto di MEDIPERlab-Laboratorio di Permacultura Mediterranea. Curiosi? Iniziamo questo esaltante viaggio per uno storytelling dal sapore sostenibile e dalle tinte green che porta il vento del cambiamento attraverso l’appello alla Rete, ovvero attraverso un’azione di crowdfunding.

MEDIPERlab & il Manuale di Bill Mollison

MEDIPERlabLaboratorio di Permacultura Mediterranea ha abbracciato l’ambizioso progetto di tradurre il Manuale di Permacultura scritto dall’agronomo ed ecologo Bill Mollison nel 1988, e suddiviso in 14 capitoli per un totale di 576 pagine. Tradotto solo in Russia e Germania, l’Italia è quindi il terzo paese al mondo che si arricchisce di questo innovativo Manuale. “Permaculture. A Designers’ Manual”, questo è il titolo del Manuale, è quindi la summa del pensiero di Bill Mollison e contiene anche i concetti espressi nei suoi precedenti due libri “Permaculture One” e “Permaculture Two”. A questo punto vi starete chiedendo cosa sia la Permacultura. Procediamo con ordine.

manuale-di-permacultura

La Permacultura

La Permacultura è un movimento dal basso, che parte dalle persone, da una minoranza socialmente ed ecologicamente motivata, e permette a famiglie e comunità in tutto il mondo di cambiare il modo di vivere. Il termine Permacultura è la crasi delle parole inglesi permanent agriculture, ma anche di culture per indicare un’agricoltura e una cultura permanente. Mette in connessione la società umana e la natura per creare nuovi equilibri, assecondando le leggi della natura in modo che si governi da sé, producendo abbondanza e trasformando insieme l’ambiente che ci circonda per renderlo sostenibile, in modo permanente. È una scienza di progettazione ed organizzazione basata su tre principi etici: cura della terra, cura delle persone e ridistribuzione del surplus: un sistema sostenibile produce più energia di quanto ne consumi e può gestirla e reinvestirla in essa. La Permacultura riguarda anche le abitazioni, la gestione del paesaggio, l’architettura, le tecnologie, l’insegnamento, le strutture legali ed economiche per progettare culture sostenibili e raggiungere un sistema armonico.

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MEDIPERlab & la genesi del progetto

MEDIPERlab è un’associazione di promozione sociale nata a Bari nel 2015 con l’intento di promuovere la Permacultura in Italia e nel mondo creando un network di studio per la sperimentazione e la ricerca di soluzioni innovative, partendo da Bari poi espandendosi in Puglia e nell’area del Mediterraneo.

In realtà i primi semi di MEDIPERlab sono stati piantati nel 2013 quando l’agronomo Ignazio Schettini organizza un corso di Progettazione in Permacultura nell’ambito di un laboratorio dal basso, finanziato dalla regione Puglia e promosso  dall’ARTI (Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione). Ed è proprio con Ignazio Schettini che parte la nostra storia.

Laureato in Agricoltura presso la Facoltà di Agraria di Bari, si è specializzato nella “Gestione dei sistemi agricoli”, ma dopo la laurea, parte per l’Inghilterra per frequentare un master in Marketing e Comunicazione. Poi un giorno cercando ispirazione sul web per qualche buona idea e soluzioni innovative per la sua azienda agricola, si imbatte in questo nuovo termine “Permaculture”. Ne rimane folgorato e più ne legge e più si appassiona alla materia e a tutta la sua “filosofia”: costruire una società sostenibile. Così Ignazio decide di andare più a fondo nella questione e intanto in lui germoglia e viene “innaffiato” un sogno: andare dove tutto è iniziato, in Australia, la patria della Permacultura.

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Ed è grazie a Geoff Lawton, con cui Ignazio Schettini ha lavorato precedentemente, che inizia una collaborazione in Tasmania presso la Tagari Garden Farm, casa ed azienda agricola condotta secondo le “leggi” della Permacultura, di Bill Mollison. Profondamente cambiato e ancor più motivato, Ignazio Schettini torna nella sua terra, la Puglia e organizza altri corsi sulla Permacultura, che portano alla creazione spontanea di una rete costituita da persone accomunate dalla stessa passione e principi etici, e decidono così di diffondere tale conoscenza e fondare l’associazione MEDIPERlab. Ma il sogno di Ignazio nel frattempo si è arricchito di un altro tassello, divulgare il Movimento della  Permacultura e tradurre il Manuale che gli ha cambiato la vita, in onore del padre fondatore che tanto lo ha ispirato.

Il progetto di traduzione del Manuale

Il gruppo di MEDIPERlab, guidato da Ignazio Schettini ha quindi accolto con entusiasmo e passione la sfida di tradurre e rendere fruibile e diffondere principi e metodi di design, le tecniche di coltivazione naturale e le modalità per progettare insediamenti umani sostenibili, e di far capire i pattern in natura. Ma soprattutto intende aprire il dibattito e far comprendere il bisogno di trasformazione e di un’etica di responsabilità personale e di azione pratica. Dalla primavera del 2015 è iniziato il lavoro di studio dei contenuti del testo e la suddivisione dei capitoli in base alle competenze scientifiche e letterarie.

Per poter tradurlo in italiano MEDIPERlab partecipa ad una gara e sottoscrive un contratto con la casa editrice australiana Tagari Publications, che pubblica il Manuale dal 1988.

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Il crowdfunding

Per autofinanziare l’impresa, Ignazio Schettini e i suoi collaboratori hanno avviato una campagna di crowdfunding attraverso il sito buonacausa.org. L’obiettivo che si prefiggono di raggiungere entro il 31 gennaio 2017, è di 65.000 euro e sono stati raccolti circa 26.000 euro, ovvero il 40% della quota prestabilita.

Tutti i nomi di coloro che contribuiranno alla campagna di crowdfunding saranno inseriti sulle prime pagine del libro che sarà stampato nell’estate 2017.

Vivere in maniera sostenibile, avere cura della nostra terra, della nostra comunità e della nostra salute, diminuendo gradualmente l’inquinamento che produciamo, aiutando la natura ad autorigenerarsi, e vivere in un ambiente più sano è possibile. Ed il Manuale di Permacultura è un concentrato di linee guida da cui trarre spunto per prendere decisioni nella vita reale di tutti i giorni e invertire questo processo di saccheggio e di distruzione dell’ambiente.

 

Conclusioni

Permacultura è progettare quindi un sistema armonico e sostenibile, ideando e migliorando le interazioni tra i diversi elementi naturali, l’aria, l’acqua, la terra, il calore del sole, le piante, le colture, le foreste, gli insetti, gli animali, ma anche artificiali, spaziali, temporali, sociali e etici, e le relazioni tra le persone.

Come abbiamo potuto apprendere l’interazione tra gli elementi e le risorse della natura è altrettanto importante quanto l’importanza di fare rete, e soprattutto di cooperare.

E grazie a questa campagna di crowdfunding ognuno può essere parte attiva del cambiamento e può partecipare alla realizzazione del sogno di Ignazio Schettini e soprattutto rendere il pianeta più vivibile, sicuro e sostenibile per tutti noi e per le generazioni future.

 

Federico Pacini e lo storytelling fotografico di Santa Maria della Scala

Federico Pacini e lo storytelling fotografico di Santa Maria della Scala

Da booklover e appassionata di fotografia, anni or sono rimasi letteralmente folgorata dal libro di Lalla Romano “Nuovo romanzo di figure”, novità all’interno del panorama letterario italiano, nel quale il racconto è fatto attraverso le foto, scattate dal padre dell’autrice, ed accompagnate da didascalie che rivelano destini e intrecciano tempi diversi.

Ma quest’oggi facciamo tappa a Santa Maria della Scala, attraverso il racconto per immagini che il fotografo Federico Pacini dedica proprio a “Santa Maria della Scala. Uno storytelling fotografico inusuale che mette in luce l’esplorazione degli ambienti e delle stanze in “degrado”, tempi stratificati che si addensano negli spazi, dettagli impensabili e a volte inspiegabili.

Storytelling fotografico

Un suggestivo viaggio fotografico lontano dalle consuete immagini patinate e da cartolina tipiche della Toscana e in particolare del centro di Siena, dove si colloca il complesso di Santa Maria della Scala, ma Pacini racconta proprio il non visibile per eccellenza: una prospettiva che non emerge mai, un qualcosa che sfugge ai più ma solo un occhio attento e appassionato alla sua città può catturare e darne valore. Inoltre, ancor più potente è di saper immortalare un passato che si intravede, fa capolino in questi ampi spazi, un presente in divenire: al di là delle mura e dei calcinacci e delle travi che scricchiolano e dell’intonaco che cade, c’è l’imminente possibilità al cambiamento e alla rinascita.

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Il libro fotografico Santa Maria della Scala si compone di 59 foto rettangolari disposte nelle pagine in modo alternato, sfasato, e in esse prevalgono giochi di geometrie, “un architettura in un’architettura” come dice Roberto Maggiori nell’introduzione esplicativa ed illuminante, ed ancora “schermi rettangolari attraverso cui si simula l’esperienza della “realtà””. E non a caso sempre Maggiori parla di prospettiva “post rinascimentale”. Infatti Pacini non è alla ricerca della bellezza, ed il progenitore dello schermo è la finestra prospettica di Leon Battista Alberti di cui parla nel suo trattato “De Pictura”: l’immagine è ridotta a un solo punto di vista ed esiste nello spazio fisico e agisce nello spazio della rappresentazione.
Inoltre, la prima edizione del libro è stato pubblicata nel 2015 dalla Editrice Quinlan della prestigiosa rivista internazionale “Around Photography”.

Santa Maria della Scala e Federico Pacini

Quando sono state scattate le foto, Santa Maria della Scala si trova in un momento di transizione tra il progetto iniziale in cui era un ospedale, luogo più antico dell’Occidente, ed in attesa di una completa riqualificazione già in parte effettuata. Infatti metà dell’edificio era stata già recuperata ed adibita a polo museale che ospita collezioni di arte antica e moderna. E Pacini riesce con il suo obiettivo a dare vita pulsante alle macerie e rovine di questa metà di edificio, ancora senza un’identità precisa.

Si alternano finestre murate, finestre da cui si vede la “bellezza” (il Duomo di Siena), sedie vuote e sedie di design in acciaio tubolare cromato e seduta e schienale in ecopelle, scrivanie con vecchi apparecchi o con bottiglietta d’acqua minerale abbandonata o inondate di raccoglitori sparsi, intonaco cadente, umidità ai soffitti, crepe, vetri rotti, porte sventrate, tubi in bella mostra.

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Ed ancora sono stati catturati e immortalati: un cruciverba abbandonato sul pavimento, vecchi monitor di computer, la targhetta AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), casse in legno con le scritte “Fragile” e “With care”, teiera arrugginita e pezzi superstiti di ceramiche rotte che si contrappongono a gigantografie del mondo cinematografico e dello star system, ad un poster di una squadra di calcio, ed ancora a bozzetti, disegni di progetti architettonici, cronoprogrammi, affreschi quattrocenteschi senesi, antiche statue e tele coperte da cellofan accantonate vicino alla biglietteria in legno.
Di particolare potenza è la foto che rappresenta un teschio a metà posato su alcuni fogli scritti a mano su un davanzale di una finestra.

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Tanti dunque i dettagli che catturano e a volte “sconvolgono”, in queste fotografie di Santa Maria della Scala di Federico Pacini e che rappresentano il punctum come lo definisce Roland Barthes ne “La Camera Chiara”, la ferita da puntura, che rinvia all’idea di punteggiatura: “a causa dell’impronta di qualcosa, la foto non è più una foto qualunque”, che si va a contrapporre allo studium che “appartiene all’ordine del to like, e non del to love”.

Conclusioni

Quindi quale legame c’è tra scrittura e fotografia? Se da un lato si può raccontare per immagini o partendo da immagini, dall’altro le immagini stesse possono avere valenza di scrittura e possono essere “lette” e come sosteneva Lalla Romano “anche la fotografia è scrittura”. Ma ritornando al libro “Santa Maria della Scala”, quello di Federico Pacini è uno storytelling molto particolare che ha la capacità di catturare ed immortalare ciò che si trasforma, mescolando passato, presente e futuro prossimo. Transizioni, dunque, che mostrano il tempo che scorre e che mescolano usi diversi verso una nuova identità.

Ateleba sposa: l’Atelier di Elena tra artigianalità, femminilità e digitale

Ateleba sposa: l’Atelier di Elena tra artigianalità, femminilità e digitale

Quale ragazza non sogna fin da bambina il giorno del suo matrimonio, per le più romantiche la fantasia galoppa e si programma tutto nei minimi dettagli che poi possono rivelarsi sbagliati e scontrarsi con la realtà. Invece io che sono una “terribile” sognatrice, ma anche piuttosto concreta, da piccola più che sognare il mio “grande giorno” (meglio non crearsi aspettative, già ne ero conscia da pequeña) creavo vestiti da spose e altri modelli, alle mie Barbie, facendo man bassa tra le bomboniere, di tulle, fazzolettini, e qualsiasi materiare che potevo “far rinascere”, anche perché quelli che avevo erano pochissimi e organizzavo sfilate di moda o matrimoni, creavo “storie” già da allora. Sarà questo particolare che giace nel mio passato da giochi di bambina che ha creato “un’affinità elettiva” con Elena Barba, conosciuta grazie ai social media e al gruppo #SocialGirls, proprietaria di un Atelier a Napoli, con cui c’è grande stima e sintonia. Ed Elena col suo Ateleba sposa è la vera protagonista di quest’oggi.

La storia del sogno di Elena di Ateleba sposa

Questa è la storia di un sogno che si realizza con passione, sacrifici e dedizione e si materializza intessendo tessuti su tessuti, fili di perle, disegnando modelli di abiti da sposa, studiando di notte e cucendo di giorno e viceversa.

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Elena-bambina inizia da subito a mostrare la passione per vestire le donne, inizia per “gioco”, rifacendo il guardaroba alle bambole, ma già a 14 anni inizia a “far sul serio” iscrivendosi ad un corso di taglio e cucito la cui insegnante era una ex direttrice della Marzotto. Fino al passo decisivo che dà un’impronta in più al suo sogno: l’acquisto di una macchina per cucire portatile che costava poco ma che per lei valeva tanto, ancor di più perché la pagava a rate con i soldi della paghetta. Cuciva e tagliava, sperimentava ed apprendeva, lo faceva per chiunque volesse, perché per lei voleva dire in realtà intagliare passione e imbastire un sogno.

Ma i suoi genitori erano contrari, volevano che studiasse, così Elena-ragazza si iscrive e dà esami all’università, ma nel frattempo, di nascosto, continua a studiare prima da autodidatta, poi nei laboratori sartoriali napoletani, successivamente lavora per conto di terzi. Contemporaneamente disegnava figurini di abiti da sposa, girava e li vendeva alle case sartoriali di Napoli e Roma. Ma lì avvenne la svolta.

Era ora che il sogno iniziasse a prendere forma sul serio ed Elena-donna affittò un negozietto in provincia, comprò pochi metri di tessuto, alcuni fili di perle, prese la macchina da cucire che aveva acquistato coi suoi risparmi e fece l’inaugurazione. Era il 3 marzo 1993.

bozzetto

Aveva solo due abiti, uno largo ed uno stretto, si chiamavano Mela e Francesca, e aveva i soldi giusto per pagare due mesi, ma Elena ci crede fino in fondo, lavora sodo e senza sosta, decisa più che mai e in un anno consegnò così tanti capi, da potersi permettere un enorme negozio con annesso laboratorio nel centro storico di Napoli.

Oggi sono 23 anni che lavora nel suo atelier Ateleba sposa con creatività, esperienza e professionalità, per una produzione sartoriale d’alta moda con i migliori tessuti italiani e francesi, che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni artigianali napoletane.

L’abito da sposa di alta sartoria da sogno

Elena ha realizzato il suo sogno di aprire il suo atelier ed ora realizza il sogno di altre donne, disegnando e forgiando un abito non solo su misura, ma che racconti della sposa e che racchiuda anche parte della storia d’amore che si va suggellare per un modello esclusivo e raffinato che faccia battere il cuore alla sposa, ammaliare lo sposo, stregare gli invitati e permette di vivere in gioia ed armonia il giorno più bello.

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Si possono ammirare oltre 200 modelli nel salone di prova dell’atelier ma il punto forte di Ateleba sposa sono le personalizzazioni. L’obiettivo principale è confezionare un abito quanto più adeguato al corpo della sposa, che vesta e meglio esalti il corpo, e si adatti allo stile del matrimonio. Si può combinare il modello a sirena che ti avvolge dolcemente segnando le tue “curve” o l’abito principesco di tulle o di organza in seta o l’abito da sposa scivolato e morbido, con scollature sulle schiena, corpetto décolleté, trasparenze sofisticate, pizzo, cucito rigorosamente a mano, con le tecniche classiche, ricami con i cristalli e i coralli sottoposti alle mani esperte e pazienti delle ricamatrici che utilizzano ancora telai in legno e piattelli di velluto.

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Anche la linea fasciata di un abito può essere modificata adottando accorgimenti in base all’effetto che si vuole ottenere. Per la sposa che presenta fianchi e pancia più pronunciati si possono utilizzare le sottogonne per rimodellarli, mentre per la sposa che ha un seno piccolo, un abito da sposa stile impero, tagliato sotto al seno, ne esalta la forma, ma c’è anche un’altra soluzione: un controbustino che viene cucito dentro i corsetti può migliorarne la forma, fino ad ottenere l’effetto push-up dei reggiseni moderni.

ateleba

Elena suggerisce anche gli accessori più adatti alla sposa come veli, guanti, stole, coprispalle, in base all’abito scelto. Veste anche damigelle, paggetti, e madrine.

Ateleba sposa & il digitale

Elena racconta le emozioni della prova dell’abito, della creazione di un nuovo modello, i dettagli che fanno la differenza, mostra fotografie vintage con icone del mondo dello star system, i set fotografici allestiti per lo shooting della nuova collezione 2017, spose felici nel giorno del loro matrimonio attraverso le foto che pubblica sul profilo Instragram, costantemente aggiornato, e sulla pagina Facebook che vanta oltre 9.400 like e si arricchisce anche di “note” e degli articoli scritti per il blog.

Il blog, sempre curato ed aggiornato, presente sul sito dell’atelier Ateleba sposa, fornisce preziosi consigli alle spose sul make up, sulle acconciature, su come portare con eleganza e raffinatezza l’abito, e racconta dettagliatamente, ma in modo diretto e semplice la nascita di ogni pezzo e delle nuove collezioni con tante foto e passaggio dopo passaggio dalle fase di studio alla lavorazione.

Conclusioni

La storia di Elena ci insegna che per avverare i propri sogni non occorrono bacchette magiche ma olio di gomito, caparbietà e tenacia e nel suo caso ago e filo, e che l’unicità sartoriale del suo atelier riflette l’unicità della femminilità di ogni singola donna. Occorre stare bene con se stesse, col proprio corpo, non importa che siate una 38 o una 48 o giù di lì, quello che conta è la personalità, la luce che emanate dagli occhi, è come riuscite a riempire una stanza col sorriso e la vostra disarmante simpatia e intelligenza. Inoltre, una sapiente gestione del blog dell’atelier unito ai social media legati al visual dà la giusta visibilità all’arte sartoriale e alle attività del laboratorio e dell’atelier e crea engagement.