Spot Costa Crociere 2017: protagoniste Shakira & la Costiera Amalfitana

Spot Costa Crociere 2017: protagoniste Shakira & la Costiera Amalfitana

Pioggia e neve sono un film dell’orrore per me, sono figlia dell’estate e in questo freddo gelido, il blu del mare e le calde atmosfere marine non sono più tanto un sogno col nuovo spot di Costa Crociere che riconferma come protagonista la cantante colombiana Shakira, reduce del “caliente” video “Chantaje” con il cantante e cantautore Maluma.

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Loison e la ricetta del web marketing del gusto

Loison e la ricetta del web marketing del gusto

Vi auguro un lieto, magico e gioioso Natale  e vi offro una fetta di panettone virtuale, ma di quelli artigianali e gourmet, raccontandovi la storia di Loison e il suo vincente approccio al digitale, puntando alla vendita online e ad una ricetta di web marketing di successo, con una presenza massiccia su tutti i principali social media.

Pronti per un viaggio calorico ma dolce e gustoso?

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#D4Social: i social media per il sociale

#D4Social: i social media per il sociale

Occorre saper destreggiarsi e far un buon uso degli strumenti che il web ci offre, e che si apprestano a diversi usi e come sostiene Rachele Zinzocchi nel un suo recente corso sulla Digital Education: “Il Digitale Utile, l’Utile del Digitale. La Rete? Uno strumento. Come usarla bene, per il bene, senza rischi”. E in quest’ottica il web offre tante possibilità anche al sociale.

Il digitale e i social possono essere infatti utilizzati, non solo per il business da parte delle grandi aziende e delle piccole e medie imprese, ma anche per il sociale, potenti amplificatori per far del bene al prossimo. Sono strumenti ottimali che possono essere utili per raccontare i servizi di associazioni benefiche, diffondere cause sociali, promuovere progetti per il bene comune, e capaci di sensibilizzare l’opinione pubblica e riuscire a far abbracciare eventi benefici e a far donare per le raccolte fondi.

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La campagna di crowdfunding di MEDIPERlab per il Manuale di Permacultura

La campagna di crowdfunding di MEDIPERlab per il Manuale di Permacultura

Un po’ di giorni fa parlando di sharing economy e in particolare di campagne di crowdfunding con Dario Goffredo, reputation manager, un professionista esperto in branding reputation e personal branding, ma attento alle esigenze delle piccole realtà imprenditoriali e appassionato di economia collaborativa e della condivisione, ho scoperto l’ambizioso progetto di MEDIPERlab-Laboratorio di Permacultura Mediterranea. Curiosi? Iniziamo questo esaltante viaggio per uno storytelling dal sapore sostenibile e dalle tinte green che porta il vento del cambiamento attraverso l’appello alla Rete, ovvero attraverso un’azione di crowdfunding.

MEDIPERlab & il Manuale di Bill Mollison

MEDIPERlabLaboratorio di Permacultura Mediterranea ha abbracciato l’ambizioso progetto di tradurre il Manuale di Permacultura scritto dall’agronomo ed ecologo Bill Mollison nel 1988, e suddiviso in 14 capitoli per un totale di 576 pagine. Tradotto solo in Russia e Germania, l’Italia è quindi il terzo paese al mondo che si arricchisce di questo innovativo Manuale. “Permaculture. A Designers’ Manual”, questo è il titolo del Manuale, è quindi la summa del pensiero di Bill Mollison e contiene anche i concetti espressi nei suoi precedenti due libri “Permaculture One” e “Permaculture Two”. A questo punto vi starete chiedendo cosa sia la Permacultura. Procediamo con ordine.

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La Permacultura

La Permacultura è un movimento dal basso, che parte dalle persone, da una minoranza socialmente ed ecologicamente motivata, e permette a famiglie e comunità in tutto il mondo di cambiare il modo di vivere. Il termine Permacultura è la crasi delle parole inglesi permanent agriculture, ma anche di culture per indicare un’agricoltura e una cultura permanente. Mette in connessione la società umana e la natura per creare nuovi equilibri, assecondando le leggi della natura in modo che si governi da sé, producendo abbondanza e trasformando insieme l’ambiente che ci circonda per renderlo sostenibile, in modo permanente. È una scienza di progettazione ed organizzazione basata su tre principi etici: cura della terra, cura delle persone e ridistribuzione del surplus: un sistema sostenibile produce più energia di quanto ne consumi e può gestirla e reinvestirla in essa. La Permacultura riguarda anche le abitazioni, la gestione del paesaggio, l’architettura, le tecnologie, l’insegnamento, le strutture legali ed economiche per progettare culture sostenibili e raggiungere un sistema armonico.

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MEDIPERlab & la genesi del progetto

MEDIPERlab è un’associazione di promozione sociale nata a Bari nel 2015 con l’intento di promuovere la Permacultura in Italia e nel mondo creando un network di studio per la sperimentazione e la ricerca di soluzioni innovative, partendo da Bari poi espandendosi in Puglia e nell’area del Mediterraneo.

In realtà i primi semi di MEDIPERlab sono stati piantati nel 2013 quando l’agronomo Ignazio Schettini organizza un corso di Progettazione in Permacultura nell’ambito di un laboratorio dal basso, finanziato dalla regione Puglia e promosso  dall’ARTI (Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione). Ed è proprio con Ignazio Schettini che parte la nostra storia.

Laureato in Agricoltura presso la Facoltà di Agraria di Bari, si è specializzato nella “Gestione dei sistemi agricoli”, ma dopo la laurea, parte per l’Inghilterra per frequentare un master in Marketing e Comunicazione. Poi un giorno cercando ispirazione sul web per qualche buona idea e soluzioni innovative per la sua azienda agricola, si imbatte in questo nuovo termine “Permaculture”. Ne rimane folgorato e più ne legge e più si appassiona alla materia e a tutta la sua “filosofia”: costruire una società sostenibile. Così Ignazio decide di andare più a fondo nella questione e intanto in lui germoglia e viene “innaffiato” un sogno: andare dove tutto è iniziato, in Australia, la patria della Permacultura.

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Ed è grazie a Geoff Lawton, con cui Ignazio Schettini ha lavorato precedentemente, che inizia una collaborazione in Tasmania presso la Tagari Garden Farm, casa ed azienda agricola condotta secondo le “leggi” della Permacultura, di Bill Mollison. Profondamente cambiato e ancor più motivato, Ignazio Schettini torna nella sua terra, la Puglia e organizza altri corsi sulla Permacultura, che portano alla creazione spontanea di una rete costituita da persone accomunate dalla stessa passione e principi etici, e decidono così di diffondere tale conoscenza e fondare l’associazione MEDIPERlab. Ma il sogno di Ignazio nel frattempo si è arricchito di un altro tassello, divulgare il Movimento della  Permacultura e tradurre il Manuale che gli ha cambiato la vita, in onore del padre fondatore che tanto lo ha ispirato.

Il progetto di traduzione del Manuale

Il gruppo di MEDIPERlab, guidato da Ignazio Schettini ha quindi accolto con entusiasmo e passione la sfida di tradurre e rendere fruibile e diffondere principi e metodi di design, le tecniche di coltivazione naturale e le modalità per progettare insediamenti umani sostenibili, e di far capire i pattern in natura. Ma soprattutto intende aprire il dibattito e far comprendere il bisogno di trasformazione e di un’etica di responsabilità personale e di azione pratica. Dalla primavera del 2015 è iniziato il lavoro di studio dei contenuti del testo e la suddivisione dei capitoli in base alle competenze scientifiche e letterarie.

Per poter tradurlo in italiano MEDIPERlab partecipa ad una gara e sottoscrive un contratto con la casa editrice australiana Tagari Publications, che pubblica il Manuale dal 1988.

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Il crowdfunding

Per autofinanziare l’impresa, Ignazio Schettini e i suoi collaboratori hanno avviato una campagna di crowdfunding attraverso il sito buonacausa.org. L’obiettivo che si prefiggono di raggiungere entro il 31 gennaio 2017, è di 65.000 euro e sono stati raccolti circa 26.000 euro, ovvero il 40% della quota prestabilita.

Tutti i nomi di coloro che contribuiranno alla campagna di crowdfunding saranno inseriti sulle prime pagine del libro che sarà stampato nell’estate 2017.

Vivere in maniera sostenibile, avere cura della nostra terra, della nostra comunità e della nostra salute, diminuendo gradualmente l’inquinamento che produciamo, aiutando la natura ad autorigenerarsi, e vivere in un ambiente più sano è possibile. Ed il Manuale di Permacultura è un concentrato di linee guida da cui trarre spunto per prendere decisioni nella vita reale di tutti i giorni e invertire questo processo di saccheggio e di distruzione dell’ambiente.

 

Conclusioni

Permacultura è progettare quindi un sistema armonico e sostenibile, ideando e migliorando le interazioni tra i diversi elementi naturali, l’aria, l’acqua, la terra, il calore del sole, le piante, le colture, le foreste, gli insetti, gli animali, ma anche artificiali, spaziali, temporali, sociali e etici, e le relazioni tra le persone.

Come abbiamo potuto apprendere l’interazione tra gli elementi e le risorse della natura è altrettanto importante quanto l’importanza di fare rete, e soprattutto di cooperare.

E grazie a questa campagna di crowdfunding ognuno può essere parte attiva del cambiamento e può partecipare alla realizzazione del sogno di Ignazio Schettini e soprattutto rendere il pianeta più vivibile, sicuro e sostenibile per tutti noi e per le generazioni future.

 

Webdinner: formazione & networking per cena

Webdinner: formazione & networking per cena

Sei alla ricerca di nuovi corsi di web marketing? Questo post potrebbe far per te. Ormai vengono organizzati svariati corsi, master, convegni sul web marketing, ma questo è davvero originale e succulento in quanto unisce spunti di riflessione e ricchi spuntini. Vuoi saperne di più?

Webdinner si terrà a Trento venerdì 16 dicembre 2016, dalle 18:30 alle 21:30, presso la sede eTour ed è un mix di formazione e convivialità. Un modo informale di fare formazione e networking in modo da apprendere più volentieri e di socializzare con il mondo e le personalità del web marketing. Un’ora e mezza sarà dedicata alla formazione, si sa l’attenzione cala presto e il livello di apprendimento con essa, e sarà dato spazio a storie vere, casi di successo di aziende grazie a strategie di web marketing. Poi sarà il momento della cena buffet per fare rete, accendere nuove idee, innescare nuovi spunti e collaborazioni.

Per questo primo Webdinner di Trento a far da protagonista sarà il case study di 6sicuro, il primo comparatore online di assicurazioni auto e moto in Italia, che attraverso una strategia di Content Marketing e di blogging, ha raggiunto risultati di SEO e di traffico incredibile, conferendo al brand visibilità e successo. A parlarne ci sarà il Direttore Marketing, Salvatore Russo, ideatore ed organizzatore anche di SEO&Love, che sarà intervistato dalla Business & Career Coach, specialista di personal branding, Serenella Panaro di Jobseed. Ad introdurre ci sarà Diego Calzà, CEO di eTour, partner dell’evento, che si soffermerà sull’innovazione in contesti organizzativi complessi.

Dopo la formazione, ci sarà la cena buffet che prevede prodotti locali a Km zero: tagliere di salumi e formaggio per antipasto, lasagna o vellutata di verdure come primi, ed ancora strudel salati e per concludere crema di ricotta con marmellata. E durante la cena è possibile interagire coi protagonisti della serata e porre le proprie domande e curiosità ai relatori.

Scopriamone di più sui protagonisti del Webdinner

Ecco perché partecipare, secondo l’organizzatrice:

Come partecipare al Webdinner

Per partecipare al Webdinner occorre iscriversi entro mercoledì 14 dicembre e partecipare con un contributo di 20€ a persona (IVA inclusa) per la cena buffet, la formazione è inclusa.

Il format

Webdinner è un format organizzato da Fiorella Madè, Web Marketing Specialist freelance di Trento, ed ideato in collaborazione con la Seo Specialist Giulia Bezzi, Ceo di Seospirito.

 

 

 

Federico Pacini e lo storytelling fotografico di Santa Maria della Scala

Federico Pacini e lo storytelling fotografico di Santa Maria della Scala

Da booklover e appassionata di fotografia, anni or sono rimasi letteralmente folgorata dal libro di Lalla Romano “Nuovo romanzo di figure”, novità all’interno del panorama letterario italiano, nel quale il racconto è fatto attraverso le foto, scattate dal padre dell’autrice, ed accompagnate da didascalie che rivelano destini e intrecciano tempi diversi.

Ma quest’oggi facciamo tappa a Santa Maria della Scala, attraverso il racconto per immagini che il fotografo Federico Pacini dedica proprio a “Santa Maria della Scala. Uno storytelling fotografico inusuale che mette in luce l’esplorazione degli ambienti e delle stanze in “degrado”, tempi stratificati che si addensano negli spazi, dettagli impensabili e a volte inspiegabili.

Storytelling fotografico

Un suggestivo viaggio fotografico lontano dalle consuete immagini patinate e da cartolina tipiche della Toscana e in particolare del centro di Siena, dove si colloca il complesso di Santa Maria della Scala, ma Pacini racconta proprio il non visibile per eccellenza: una prospettiva che non emerge mai, un qualcosa che sfugge ai più ma solo un occhio attento e appassionato alla sua città può catturare e darne valore. Inoltre, ancor più potente è di saper immortalare un passato che si intravede, fa capolino in questi ampi spazi, un presente in divenire: al di là delle mura e dei calcinacci e delle travi che scricchiolano e dell’intonaco che cade, c’è l’imminente possibilità al cambiamento e alla rinascita.

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Il libro fotografico Santa Maria della Scala si compone di 59 foto rettangolari disposte nelle pagine in modo alternato, sfasato, e in esse prevalgono giochi di geometrie, “un architettura in un’architettura” come dice Roberto Maggiori nell’introduzione esplicativa ed illuminante, ed ancora “schermi rettangolari attraverso cui si simula l’esperienza della “realtà””. E non a caso sempre Maggiori parla di prospettiva “post rinascimentale”. Infatti Pacini non è alla ricerca della bellezza, ed il progenitore dello schermo è la finestra prospettica di Leon Battista Alberti di cui parla nel suo trattato “De Pictura”: l’immagine è ridotta a un solo punto di vista ed esiste nello spazio fisico e agisce nello spazio della rappresentazione.
Inoltre, la prima edizione del libro è stato pubblicata nel 2015 dalla Editrice Quinlan della prestigiosa rivista internazionale “Around Photography”.

Santa Maria della Scala e Federico Pacini

Quando sono state scattate le foto, Santa Maria della Scala si trova in un momento di transizione tra il progetto iniziale in cui era un ospedale, luogo più antico dell’Occidente, ed in attesa di una completa riqualificazione già in parte effettuata. Infatti metà dell’edificio era stata già recuperata ed adibita a polo museale che ospita collezioni di arte antica e moderna. E Pacini riesce con il suo obiettivo a dare vita pulsante alle macerie e rovine di questa metà di edificio, ancora senza un’identità precisa.

Si alternano finestre murate, finestre da cui si vede la “bellezza” (il Duomo di Siena), sedie vuote e sedie di design in acciaio tubolare cromato e seduta e schienale in ecopelle, scrivanie con vecchi apparecchi o con bottiglietta d’acqua minerale abbandonata o inondate di raccoglitori sparsi, intonaco cadente, umidità ai soffitti, crepe, vetri rotti, porte sventrate, tubi in bella mostra.

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Ed ancora sono stati catturati e immortalati: un cruciverba abbandonato sul pavimento, vecchi monitor di computer, la targhetta AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), casse in legno con le scritte “Fragile” e “With care”, teiera arrugginita e pezzi superstiti di ceramiche rotte che si contrappongono a gigantografie del mondo cinematografico e dello star system, ad un poster di una squadra di calcio, ed ancora a bozzetti, disegni di progetti architettonici, cronoprogrammi, affreschi quattrocenteschi senesi, antiche statue e tele coperte da cellofan accantonate vicino alla biglietteria in legno.
Di particolare potenza è la foto che rappresenta un teschio a metà posato su alcuni fogli scritti a mano su un davanzale di una finestra.

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Tanti dunque i dettagli che catturano e a volte “sconvolgono”, in queste fotografie di Santa Maria della Scala di Federico Pacini e che rappresentano il punctum come lo definisce Roland Barthes ne “La Camera Chiara”, la ferita da puntura, che rinvia all’idea di punteggiatura: “a causa dell’impronta di qualcosa, la foto non è più una foto qualunque”, che si va a contrapporre allo studium che “appartiene all’ordine del to like, e non del to love”.

Conclusioni

Quindi quale legame c’è tra scrittura e fotografia? Se da un lato si può raccontare per immagini o partendo da immagini, dall’altro le immagini stesse possono avere valenza di scrittura e possono essere “lette” e come sosteneva Lalla Romano “anche la fotografia è scrittura”. Ma ritornando al libro “Santa Maria della Scala”, quello di Federico Pacini è uno storytelling molto particolare che ha la capacità di catturare ed immortalare ciò che si trasforma, mescolando passato, presente e futuro prossimo. Transizioni, dunque, che mostrano il tempo che scorre e che mescolano usi diversi verso una nuova identità.

Digital Education: a Milano parte il corso di Rachele Zinzocchi

Digital Education: a Milano parte il corso di Rachele Zinzocchi

Ormai viviamo in un mondo iperconnesso, in cui tutti siamo online, indipendentemente dall’età che si ha, piccini, giovani, meno giovani, ma manca una vera educazione digitale. Anche i più piccoli, nativi digitali sanno come usare i devices, smarthphone, tablet, a volte ancor più facilmente di altre fasce d’età, ma sfugge loro il “come”, per evitare di incappare nel lato “oscuro” del web: come cyberbullismo, stalking e sexting. Foto non propriamente del tutto “innocenti” possono diffondersi in un batter d’occhio sui social, nelle app di messaggistica istantanea, e distruggere la vita di teenagers che non sempre sanno distinguere chi ti è “amico”. Un episodio di bullismo a scuola, ripreso con lo smartphone e condiviso sui social, cambia ancor di più la prospettiva e grazie alla rete, conferisce ulteriore leadership al bullo. Come evitare tutto questo? E come comportarsi coi troll e con chi ruba le nostre foto online? Ed ancora siamo davvero “prigionieri” dei social network?

A queste e ad altre domande cercherà di dare una risposta l’innovativo percorso di innovazione e cambiamento ideato da Rachele Zinzocchi che parte con la prima tappa del roadshow dal Tim Space di Milano sabato 17 dicembre.
Digital Strategy, Public Speaker, Business Coach, Rachele Zinzocchi, è ideatrice e evangelizzatrice dell’#HelpMarketing, il suo motto è “Helping You Help & Be Useful To Succeed in Business & Life”. In quest’ottica nasce anche il Corso di Formazione di Educazione Digitale“Il Digitale Utile, l’Utile del Digitale. La Rete? Uno strumento. Come usarla bene, per il bene, senza rischi”. La rete e i social network in sé non sono strumenti né buoni né cattivi, dipende esclusivamente dall’uso che se ne fa. Come ogni strumento ha i suoi pro e i suo contro e bisogna sapere ri-conoscerli. Solo una sana “alfabetizzazione” può portare ad un uso consapevole, sereno, sano, responsabile, utile ed etico del web e dei social media, conoscendo appieno i loro pericoli.

Questo corso di Digital Education è una full immersion di un’intera giornata di formazione. Si inizia con “Il Digitale Utile, l’Utile del Digitale” con la testimonianza dell’ideatrice, a seguire l’anatomia del disturbatore, odiatore, troll in rete. Poi si passerà ai pericoli che si celano nell’uso quotidiano, ingenuo ed inconsapevole del digitale, dall’invio di e-mail alle “impostazioni della privacy” su foto o video pubblicati sui social, all’uso di app, quiz e videogame, e ai suggerimenti per tutelare la propria privacy, identità e dati. Dopo aver affrontato la privacy si passa all’analisi della violenza virtuale e le sue conseguenze nella vita reale e agli utili consigli per prevenire ed affrontare il cyberbullismo verso bambini, teenagers, donne e adulti in generale: la parola d’ordine sarà #StopWebViolence. Infine, ci si soffermerà sulle regole d’oro per usare bene e consapevolmente la rete per un “Digitale Utile”.

Il corso è pensato per aiutare e migliorare la vita innescando nuove attitudini mentali e buone pratiche ed abitudini nelle famiglie, in particolare è pensato per i genitori e i ragazzi, ma anche per i manager, consulenti e aziende, professionisti e persone che utilizzano la rete e il digitale.

Nel frattempo Rachele Zinzocchi ha ideato il calendario dell’avvento, rinominato “#AvventoUtile”, ovviamente sul web offrendo di giorno in giorno una pillola di formazione per incamminarsi in un uso consapevole e responsabile della rete, in vista del primo corso che inaugura la Digital Education.

Per esempio il 3 dicembre ad ispirarci è Martin Luther King: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate. Lo diventerete però, se non fate nulla per cambiarla”.

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Mentre quest’oggi ci viene svelata un’app per avere una “vita creativa”.

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Ecco il link per iscriversi.

Ateleba sposa: l’Atelier di Elena tra artigianalità, femminilità e digitale

Ateleba sposa: l’Atelier di Elena tra artigianalità, femminilità e digitale

Quale ragazza non sogna fin da bambina il giorno del suo matrimonio, per le più romantiche la fantasia galoppa e si programma tutto nei minimi dettagli che poi possono rivelarsi sbagliati e scontrarsi con la realtà. Invece io che sono una “terribile” sognatrice, ma anche piuttosto concreta, da piccola più che sognare il mio “grande giorno” (meglio non crearsi aspettative, già ne ero conscia da pequeña) creavo vestiti da spose e altri modelli, alle mie Barbie, facendo man bassa tra le bomboniere, di tulle, fazzolettini, e qualsiasi materiare che potevo “far rinascere”, anche perché quelli che avevo erano pochissimi e organizzavo sfilate di moda o matrimoni, creavo “storie” già da allora. Sarà questo particolare che giace nel mio passato da giochi di bambina che ha creato “un’affinità elettiva” con Elena Barba, conosciuta grazie ai social media e al gruppo #SocialGirls, proprietaria di un Atelier a Napoli, con cui c’è grande stima e sintonia. Ed Elena col suo Ateleba sposa è la vera protagonista di quest’oggi.

La storia del sogno di Elena di Ateleba sposa

Questa è la storia di un sogno che si realizza con passione, sacrifici e dedizione e si materializza intessendo tessuti su tessuti, fili di perle, disegnando modelli di abiti da sposa, studiando di notte e cucendo di giorno e viceversa.

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Elena-bambina inizia da subito a mostrare la passione per vestire le donne, inizia per “gioco”, rifacendo il guardaroba alle bambole, ma già a 14 anni inizia a “far sul serio” iscrivendosi ad un corso di taglio e cucito la cui insegnante era una ex direttrice della Marzotto. Fino al passo decisivo che dà un’impronta in più al suo sogno: l’acquisto di una macchina per cucire portatile che costava poco ma che per lei valeva tanto, ancor di più perché la pagava a rate con i soldi della paghetta. Cuciva e tagliava, sperimentava ed apprendeva, lo faceva per chiunque volesse, perché per lei voleva dire in realtà intagliare passione e imbastire un sogno.

Ma i suoi genitori erano contrari, volevano che studiasse, così Elena-ragazza si iscrive e dà esami all’università, ma nel frattempo, di nascosto, continua a studiare prima da autodidatta, poi nei laboratori sartoriali napoletani, successivamente lavora per conto di terzi. Contemporaneamente disegnava figurini di abiti da sposa, girava e li vendeva alle case sartoriali di Napoli e Roma. Ma lì avvenne la svolta.

Era ora che il sogno iniziasse a prendere forma sul serio ed Elena-donna affittò un negozietto in provincia, comprò pochi metri di tessuto, alcuni fili di perle, prese la macchina da cucire che aveva acquistato coi suoi risparmi e fece l’inaugurazione. Era il 3 marzo 1993.

bozzetto

Aveva solo due abiti, uno largo ed uno stretto, si chiamavano Mela e Francesca, e aveva i soldi giusto per pagare due mesi, ma Elena ci crede fino in fondo, lavora sodo e senza sosta, decisa più che mai e in un anno consegnò così tanti capi, da potersi permettere un enorme negozio con annesso laboratorio nel centro storico di Napoli.

Oggi sono 23 anni che lavora nel suo atelier Ateleba sposa con creatività, esperienza e professionalità, per una produzione sartoriale d’alta moda con i migliori tessuti italiani e francesi, che affonda le sue radici nelle antiche tradizioni artigianali napoletane.

L’abito da sposa di alta sartoria da sogno

Elena ha realizzato il suo sogno di aprire il suo atelier ed ora realizza il sogno di altre donne, disegnando e forgiando un abito non solo su misura, ma che racconti della sposa e che racchiuda anche parte della storia d’amore che si va suggellare per un modello esclusivo e raffinato che faccia battere il cuore alla sposa, ammaliare lo sposo, stregare gli invitati e permette di vivere in gioia ed armonia il giorno più bello.

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Si possono ammirare oltre 200 modelli nel salone di prova dell’atelier ma il punto forte di Ateleba sposa sono le personalizzazioni. L’obiettivo principale è confezionare un abito quanto più adeguato al corpo della sposa, che vesta e meglio esalti il corpo, e si adatti allo stile del matrimonio. Si può combinare il modello a sirena che ti avvolge dolcemente segnando le tue “curve” o l’abito principesco di tulle o di organza in seta o l’abito da sposa scivolato e morbido, con scollature sulle schiena, corpetto décolleté, trasparenze sofisticate, pizzo, cucito rigorosamente a mano, con le tecniche classiche, ricami con i cristalli e i coralli sottoposti alle mani esperte e pazienti delle ricamatrici che utilizzano ancora telai in legno e piattelli di velluto.

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Anche la linea fasciata di un abito può essere modificata adottando accorgimenti in base all’effetto che si vuole ottenere. Per la sposa che presenta fianchi e pancia più pronunciati si possono utilizzare le sottogonne per rimodellarli, mentre per la sposa che ha un seno piccolo, un abito da sposa stile impero, tagliato sotto al seno, ne esalta la forma, ma c’è anche un’altra soluzione: un controbustino che viene cucito dentro i corsetti può migliorarne la forma, fino ad ottenere l’effetto push-up dei reggiseni moderni.

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Elena suggerisce anche gli accessori più adatti alla sposa come veli, guanti, stole, coprispalle, in base all’abito scelto. Veste anche damigelle, paggetti, e madrine.

Ateleba sposa & il digitale

Elena racconta le emozioni della prova dell’abito, della creazione di un nuovo modello, i dettagli che fanno la differenza, mostra fotografie vintage con icone del mondo dello star system, i set fotografici allestiti per lo shooting della nuova collezione 2017, spose felici nel giorno del loro matrimonio attraverso le foto che pubblica sul profilo Instragram, costantemente aggiornato, e sulla pagina Facebook che vanta oltre 9.400 like e si arricchisce anche di “note” e degli articoli scritti per il blog.

Il blog, sempre curato ed aggiornato, presente sul sito dell’atelier Ateleba sposa, fornisce preziosi consigli alle spose sul make up, sulle acconciature, su come portare con eleganza e raffinatezza l’abito, e racconta dettagliatamente, ma in modo diretto e semplice la nascita di ogni pezzo e delle nuove collezioni con tante foto e passaggio dopo passaggio dalle fase di studio alla lavorazione.

Conclusioni

La storia di Elena ci insegna che per avverare i propri sogni non occorrono bacchette magiche ma olio di gomito, caparbietà e tenacia e nel suo caso ago e filo, e che l’unicità sartoriale del suo atelier riflette l’unicità della femminilità di ogni singola donna. Occorre stare bene con se stesse, col proprio corpo, non importa che siate una 38 o una 48 o giù di lì, quello che conta è la personalità, la luce che emanate dagli occhi, è come riuscite a riempire una stanza col sorriso e la vostra disarmante simpatia e intelligenza. Inoltre, una sapiente gestione del blog dell’atelier unito ai social media legati al visual dà la giusta visibilità all’arte sartoriale e alle attività del laboratorio e dell’atelier e crea engagement.

Gli spot di Natale 2016 che impazzano sul web

Gli spot di Natale 2016 che impazzano sul web

Mancano 27 giorni, 648 ore, 38.880 minuti e sul web, ma anche in tv, tra la fine di ottobre e l’inizio mese hanno iniziato a far capolino i primi spot di natale, e le luci e gli addobbi nelle città, nei negozi, nei centri commerciali, nelle case, come dice Charles Bukowski:

“È  Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.”

E se c’è da un lato la corsa ai regali, lato azienda c’è la corsa alle pubblicità per Natale ed è subito sfida aperta per i video che riescono a commuovere, far riflettere, strappare un sorriso, scaldare il cuore, ma soprattutto diventare virali in rete, specialmente a suon di condivisioni sui social o tramite le app di messaggistica istantanea.

Pronti per una carrellata di spot di Natale targati 2016? Ma se ti senti un grinch ti avverto continuare la lettura ti potrebbe far molto ma molto male.

#1. Thun

Si va “alla ricerca dell’anima del Natale” con Thun, che risiede nei sorrisi, nella magia dello stare insieme. Il carosello dello spot è collegato non a caso al “carosello dei regali”, il concorso ideato proprio per Natale e si può tentar la fortuna fino al 18 dicembre.

#2. Bauli

La casa dolciaria di Verona è on air in tv da ieri 27 novembre con uno nuovo spot, ma sul web lancia tre web-film sulla magia del Natale “I corti per il web: I Natali di Bauli- Quale magia per il tuo Natale”, dopo un laboratorio di Alta Formazione in collaborazione con Officine Fare Cinema.

Ma Bauli punta sempre sul web, sbalordendo tutti e uscendo dai classici schemi della pubblicità su Facebook, innovandosi costantemente, come in questo caso con “Gli immancabili di Natale” in cui sperimenta la fotografia a 360 gradi.

#3 Coca-Cola

Un #NataleSpeciale con Coca-Cola che invoglia a fare “un regalo a chi rende speciale il tuo Natale”. Mentre l’anno scorso c’è stata la campagna transmediale #VorreiFarFelice.

#4. Apple: Frankie’s Holiday

Il protagonista dello spot di Natale 2016 di Apple è uno triste e sconsolato Frankenstein invecchiato, impersonato da Brad Garrett (Tutti amano Raymond) che si reca in piazza tra la folla inizia ad intonare la canzone registrata dal vecchio carillon al suo iPhone. E una bambina deciderà di cantare con il nostro protagonista, trascinando con sé anche la folla, in pieno spirito natalizio: “Open your heart to everyone”.

#5. Sainsbury’s & l’omino di pan di zenzero

Lo spot natalizio di Sainsbury’s, catena di supermercati del Regno Unito, mette in evidenza che il regalo più grande che si possa fare alla propria famiglia e ai propri amici è il tempo trascorso con loro. Lo spot d’animazione, la cui colonna sonora è “The greatest gift for Christmas is me”, cantata da James Corden, si prefigge anche di  aiutare il Great Ormond Street Hospital di Londra, d’altronde come dice il claim finale: “Christmas is for sharing”.

#6. Very.co.uk

Nella pubblicità di Very.co.uk, piattaforma di e-commerce inglese, una ragazza dai capelli rossi e dagli occhioni verdi, all’uscita del lavoro, cerca di rendere felici tutte le persone che incontra sulla sua strada e alla fine riceverà il più bello dei doni.
Lo spot vuol mettere in evidenza che non c’è regalo più prezioso che rendere ogni giorno migliore, facendo sorridere e battere i cuori alle persone: “Get more out of every day”.

#7. Mark & Spencer

Altro spot declinato al femminile quello di M&S, multinazionale britannica con sede a Londra che si occupa vendita al dettaglio, che lancia una nuova icona natalizia: Mrs Claus. La moglie di Babbo Natale decide di fare una consegna speciale, in elicottero rosso, ed avvolta in un vestito e cappotto altrettanto rossi, mentre i guanti sono neri.

#8. John Lewis & #BustertheBoxer

La catena di grandi magazzini inglese John Lewis, ritorna con il simpatico boxer Buster e l’hashtag #BusterTheBoxer già è diventato virale. La piccola Bridget riceverà per Natale il suo tanto amato trampolino di lancio, ma non sarà proprio l’unica ad utilizzarlo, infatti il claim è “Gifts that everyone will love”.

 #9. Waitrose

Nella pubblicità natalizia dedicata a Waitrose, catena di supermercati britannici, un coraggioso pettirosso attraversa mille peripezie per ritornare a casa per il giorno di Natale, dove l’aspetta una ragazza: #HomeForChristmas.

#10. Amazon Prime

Questa pubblicità intende far vibrare le corde emotive col potere iconico ed evocativo delle sole immagini, linguaggio da sempre universale e su un tema delicato mettendo insieme occidente ed oriente, Cristianesimo ed Islam. Due fedi diverse ma accomunate dai gesti rituali e dallo stesso problema, condiviso in un dialogo tra amici, che li porta alla stessa idea di regalo per l’altro. E naturalmente verrà in soccorso loro Amazon Prime.

#11. Heathrow Airport: Coming Home for Christmas

Altro spot che si basa sulla sola potenza delle immagini che parlano ai cuori è lo spot di Heathrow Airport, basato sulle semplici vicissitudini dei due protagonisti, due tenerissimi e romantici orsetti di peluche che si fermano ad acquistare al duty free un piccolo dono per poi riabbracciare i nipotini.

#12. H&M: “Come Together”

L’ultima pubblicità lanciata dall’azienda di abbigliamento svedese, H&M, con la pubblicazione su YouTube ieri 27 novembre e sulla pagina Facebook del brand stamane alle 9 incassando rispettivamente già oltre 44 mila e 2,8 mila visualizzazioni, è un vero e proprio cortometraggio, firmato dal regista statunitense Wes Anderson.

Nel “fashion movie”, il macchinista, impersonato da Adrien Brody, invita a un brunch natalizio a bordo, i tristi e solitari passeggeri, vestiti con i capi della nuova collezione invernale di H&M. Il treno che viaggia nella notte di Natale, in un paesaggio innevato, subirà un’ulteriore ritardo di 11 ore e mezza, ma il macchinista riuscirà a creare un’atmosfera calda e festosa.

E qual è il tuo spot di  Natale preferito? Qual è la tua personale classifica pubblicitaria?

Ti aspetto nei commenti qui sotto o sulla pagina Facebook. Se preferisci anche su Twitter.

Il Black Friday sui social

Il Black Friday sui social

Con il Black Friday si apre ufficialmente lo shopping natalizio. Amazon solitamente lancia la Black Friday Week, la settimana di sconti e offerte convenienti su prodotti di ogni tipo in negozi retail e online. Amazon Italia è stato uno dei primi siti a rilanciare questo evento in Italia ed in particolare ha creato una pagina web con promozioni giornaliere che si aggiorna ogni 5 minuti. Ma in generale per trovare le offerte più succulente, con un occhio vigile alle fregature e ai finti sconti, basta visitare i profili social delle aziende preferite o anche i siti, in particolare gli e-commerce e i siti specializzati in tecnologia.

Black Friday

Il Black Friday è una tradizione di origine americana che si celebra il giorno successivo al Ringraziamento (“Thanksgiving Day”), una festa religiosa che cade negli Stati Uniti l’ultimo giovedi di novembre, risalente ai Padri Pellegrini. Tradizione americana che prende sempre più piede in Italia negli ultimi anni. Il lunedì successivo al Black Friday si festeggia il Cyber Monday, altra occasione ghiotta per gli sconti.

Vediamo come le aziende si approcciano al #BlackFriday sui social

#1. Unieuro

Unieuro sembra voler fare i fatti scatenandosi a suon di musica

#2. Cuoieria Fiorentina 

 Cuoieria Fiorentina, che coniuga tradizione e design in una varietà di prodotti che vanno dalla piccola pelletteria, come portafogli e cinture, alla pelletteria vera e propria quali calzature, abbigliamento, borse, borse da viaggio e cartelle da lavoro, preferisce puntare al contrasto tra il black del “Black Friday” e i colori pastello.

#3. Iuucoo

Iuucoo che si occupa di rivendita di occhiali da sole originali e oggettistica fatta a mano, rimanda direttamente a ebay.

#4. Hanrose

Direttamente dal Sussex con Hanrose si possono vincere decorazioni in oro o argento per Natale, a tema equestre.

#5. Euronics: Black to Future

Fuochi e fiamme ed un anticipo del Black Friday per Euronics che sui social lancia due video teaser ed un claim che ricalca una famosa trilogia cinematografica fantascientifica, l’evergeen “Back to Future” con gli strepitosi Michael J. Fox e Christopher Lloyd.

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Post sponsorizzati che sfruttano il #BlackFriday

#1. Aukey Italia

Aukey Italia, che disegna e produce accessori di tecnologia, ha giocato ampiamente d’anticipo lanciando una sponsorizzazione con tanto di giveaway che decreta 6 vincitori, incassando dal 21 novembre ad oggi ben 8,1 mila reaction, 853 commenti e 8.027 condivisioni.

#2. Nivea

E Nivea colora di blu la giornata del Black Friday con sconti al 30% in Outlet.

#3. Kiko Milano

KiKo Milano celebra il #BlackFriday con un’offerta disponibile sia online che offline, ovvero in store, facendo incetta di like e commenti con un post sponsorizzato su Instagram.

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FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e il #BlackFriday

E per il Black Friday anche il settore automotive si apre all’e-commerce: al via la collaborazione tra FCA e Amazon. E come da comunicato stampa veicolato dalla casa madre, in occasione del Black Friday ci sono eccezionali promozioni su Abarth 595 e 124 spider, Alfa Romeo Giulietta e Mito, Jeep® Renegade e Lancia Ypsilon in pronta consegna, grazie a una Facebook Offer dedicata.

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Conclusioni

La soluzione ottimale per le aziende, per ottenere visibilità e ritorni economici, è creare campagne advertising su Facebook, Instagram, Twitter, o meglio creare post sponsorizzati su quei social dove è presente il proprio target, e che coprano anche i giorni precedenti al Black Friday e il giorno successivo.
Infatti come riporta Engage  il magazine sul mondo della pubblicità e del marketing digitale, Sylvain Querné, Head of Marketing Facebook Italia, ha divulgato i dati registrati lo scorso anno e il 25% degli italiani afferma di completare gli acquisti natalizi entro ottobre. Ed il 30% dei 2,3 milioni di interazioni relative al Black Friday su Facebook avviene nei 5 giorni precedenti all’evento principale, mentre il 45% ha luogo il giorno stesso e il 25% il giorno successivo.

*Articolo aggiornato

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A Milano il “Social media marketing a 360°”

A Milano il “Social media marketing a 360°”

A Milano giovedi 24 novembre presso la sede di Assolombarda ci sarà il seminario di aggiornamento professionale “Social media marketing a 360°”, organizzato da  SocialDaily e Digysit. Questa full immersion che spazierà a tutto tondo nel mondo del web marketing e della comunicazione è pensata per i professionisti ed aziende del settore che desiderano aggiornarsi o che vogliono migliorare il proprio network e per coloro che sono appassionati e vogliono addentrarsi in questo variegato “mondo”.

La giornalista Nicoletta Boldrini romperà il ghiaccio con una panoramica a tutto tondo sui social media che hanno capovolto le regole del gioco, dando maggior potere al singolo utente rispetto alle aziende (italiane), infatti il titolo del suo speech è “Social media vs Azienda italiana: un rapporto complesso” .

La web specialist e digital marketing advisor, nonché fondatrice e direttore di Digesyt, Nadia Zabbeo si soffermerà sulla scelta dei social più adatti per il proprio business e sulle attitudini e competenze necessarie per lavorare nel mondo del social media marketing.

La social media e marketing consultant e storyteller specialist, Simonetta Pozzi, si focalizzerà sulle motivazioni per le quali le aziende dovrebbero utilizzare lo storytelling e su quali vantaggi porterebbe. Inoltre, si ci interrogherà se si può parlare di ROI nello storytelling. Non mancheranno case history su cui riflettere e lasciarsi ispirare.

Il social media manager, blogger e docente Roberto Gerosa svelerà suggerimenti per ottenere risultati concreti con le pagine Facebook aziendali: la tipologia dei contenuti pubblicare in base agli insight, quando e come pubblicare post, e come creare promozioni veramente efficaci.

A seguire il team di twitterLab, Mery Greiss e Corinna Caccianiga spiegheranno come e perché utilizzare Twitter per il proprio business e mostreranno con esempi concreti come creare relazioni e seguire conversazioni attraverso gli hashtag.

La consulente d’immagine e graphic designer Silvia Pinna si soffermerà sulle differenze tra pubblicità cartacea e online, per poi dare suggerimenti e consigli sulla tipologia di immagini da utilizzare nei social e in una campagna advertising su Facebook che siano in grado di convertire.

Nel primo pomeriggio ritornano i consigli di Nadia Zabbadeo che questa volta si soffermerà su una social media policy efficace, tenendo sempre presente il legame tra personal reputation e company reputation.

Il professore e data analyst Roberto Marmo si focalizzerà sull’analisi della concorrenza, presentando tool per scovare potenziali concorrenti e analizzarne punti di forza e di debolezza.

 La public speaking coach e trainer e business coach, Chiara Alzati svelerà i segreti del “public speaking” sia dal vivo che online per uno sviluppo del proprio potenziale, della propria leadership e del proprio business. D’altronde comunicare efficacemente con clienti e col proprio team è sempre più fondamentale per manager, imprenditori e professionisti.

Antonella Benedetti, marketing e sales director Italy Depositphotos, si focalizzerà sull’importanza delle immagini nei social media e come veicolare informazioni e testo in modo più immediato.

Infine, Roberto Gerosa suggerirà come utilizzare la nuova tecnologia delle foto e dei video a 360° in una strategia di marketing della propria azienda, portando esempi dai grandi brand, infatti il titolo del suo speech è: “Foto e video a 360°, il nuovo trend che devi sfruttare (prima degli altri)”.

Per maggiori informazioni clicca qui.

Lux Made In & Gioielli Dop: il lusso del made in Italy si digitalizza

Lux Made In & Gioielli Dop: il lusso del made in Italy si digitalizza

Continuiamo il viaggio alla scoperta delle start up che valorizzano le eccellenze del  made in Italy e in particolare  “il saper fare” e la manualità coniugate al digitale, connubio imprescindibile se si vuol sopravvivere e salvare la propria attività.

Tradizione e innovazione, artigianato e digitalizzazione, made in Italy ed internazionalizzazione sono infatti gli ingredienti che caratterizzano la start up Lux Made In: una piattaforma di e-commerce per vendere gioielli artigianali online che fa leva sul digital, sui social network e sull’export.
Ma accanto alla piattaforma digitale, il ruolo da gigante è giocato dai social, in particolar modo da Facebook che ha permesso di creare il network dei Giovani Gioiellieri Italiani, un’associazione che riunisce dall’ottobre 2012 artigiani del lusso, gioiellieri, orafi, designer emergenti under 45 anni, ma anche commercianti di orologi e gioielli vintage, micro, piccole e medie imprese. Questa associazione inoltre svolge il ruolo da garante nei confronti degli utenti finali, selezionando e certificando i partner aderenti a Lux Made In.

Lux Made In: un social e-commerce

Lux Made In è un social e-commerce in quanto unisce in sé un social network e un e-marketplace B2B e B2C creato per la valorizzazione dell’eccellenza artigianale italiana, “il saper fare” e la manualità del made in Italy che fa da ponte tra artigiani, micro, piccole e medie imprese e acquirenti, gestendo le transazioni, le spedizioni, il marketing digitale e il customer service, a fronte di una piccola percentuale sulle vendite effettivamente concluse.

Svolge la funzione di social network in quanto permette di interagire con clienti attuali o potenziali, ed altre imprese, seguire amici e prodotti, inserire messaggi e pubblicare aggiornamenti sulla propria impresa o prodotti.

E soprattutto è un e-marketplace che vanta la più grande collezione di gioielli, orologi (anche vintage), accessori (dedicati anche al mondo dello sport e dell’arte sacra) del Made in Italy. Ogni singolo prodotto ha una scheda esplicativa e la geolocalizzazione della produzione. Inoltre in ogni singola scheda prodotto è presente la sezione “Chiedi all’Esperto” che mette in connessione con professionisti delle vendite accreditati per una scelta più consapevole.

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Lux Made In è quindi il primo distretto digitale del lusso del made in Italy che grazie web riesce a fare rete e a portare prodotti del lusso sui mercati internazionali, vendendoli sia ad altre imprese che al consumatore finale.

Gli ideatori

L’idea è di Giorgio Isabella che proviene da Crotone da una famiglia con una gioielleria a tradizione familiare da quattro generazioni con un background nel marketing e con esperienze in Bulgari, Unilever e Sarah Lee, e Filippo Maria Capitanio classe 1986, nato a Milano ma cresciuto nella capitale, laureato in “International Management”. Insieme hanno deciso di sfruttare le potenzialità del digitale per una nuova avventura imprenditoriale.

Gioielli Dop: Food Jewelry made in Italy

Ad Ottobre 2014, insieme a Giovani di Confagricoltura, è nata un’altra start up da una costola di Lux Made In: Food Made In, esportando così le 4698 specialità alimentari regionali, e basandosi sullo stesso funzionamento della precedente piattaforma, e rientrata anche tra le iniziative di “Expo…anch’io”.

Inoltre, in occasione dell’Expo 2015 è stata lanciata la linea Gioielli Dop, incentrata sul binomio cibo e gioielli, per contribuire a valorizzare il patrimonio alimentare e culturale italiano. I gioielli sono in argento e smalti e realizzati completamente a mano dal distretto di Arezzo che vanta una forte tradizione orafa a partire dal 1300.

Le collezioni di bracciali e collane componibili, ma anche orecchini e gemelli da uomo, di Gioielli Dop prendono ispirazione dai colori di Positano, dai sapori della tradizione alimentare mediterranea che va dai pomodori San Marzano, al rametto di ulivo e alle orecchiette della Puglia, dai peperoncini calabresi al pecorino romano, dalla bresaola della Valtellina alla pizza napoletana, fino al panettone di Milano, alla sfogliatella partenopea e all’alta pasticceria siciliana. Non solo prodotti tipici e prelibatezze locali, ma anche simboli delle regioni italiane come la maschera di Pulcinella per la Campania, i trulli di Alberobello per la Puglia, ed ancora il Colosseo, la colonna di Capo Colonna.

L’ultima collezione lanciata è MOKA, dalla antica caffetteria “cuccumella” cara a Edoardo De Filippo alle più recenti, fino al chicco di caffè e la tazzina di caffè che rispettivamente sono un amuleto per la giusta carica e il simbolo di amicizia, collaborazione.

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Lo scorso anno Gioielli Dop sono stati selezionati dal progetto di valorizzazione del made in Italy lanciato dall’Ice in collaborazione con Nordstrom, e per circa un mese e mezzo questi gustosi gioielli sono stati negli store Nordstrom in Texas, mentre ad ottobre sono approdati a New York, in un temporary store a Soho dove faceva sfoggio di sé il carretto made in Italy con le prelibatezze della nostra penisola.

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I Provenzali, Palm Design e FSC Italia insieme per “La natura ti dona: una storia 100% made in Italy”

I Provenzali, Palm Design e FSC Italia insieme per “La natura ti dona: una storia 100% made in Italy”

“La natura ti dona: una storia 100% made in Italy” rende la cosmesi naturale ancora più sostenibile. Scopriamo come.

 

Il video uplodato sul canale YouTube de I Provenzali e veicolato anche attraverso la pagina Facebook dell’azienda, dà voce alle parti coinvolte a partire da Roberta Testa, responsabile Marketing del brand che produce “cosmetici naturali e biologici che rispettano il corpo e l’ambiente, selezionando pec in plastica 100% riciclata e cartoncino certificato FSC, il marchio della gestione forestale responsabile, per la salvaguardia di alberi e animali ”. A seguire c’è Alessandro Catellani di Palm Design, una cooperativa sociale, nata nel 2003 per integrare le categorie socialmente svantaggiate, come i ragazzi disabili, nel mondo del lavoro, e che produce soluzioni d’arredo partecipato e rispettoso dell’ambiente. Entrambi raccontano l’ideazione e realizzazione di un espositore in legno certificato FSC proveniente da foreste sostenibili e correttamente gestite del Trentino e della Lombardia, per un progetto 100% made in Italy.

Cosmesi & Ambiente

Il progetto “La natura ti dona: una storia 100% made in Italy” vede per la prima volta la collaborazione di una cooperativa sociale, Palm Design, un ente certificatore, FSC Italia, e un’azienda produttrice di cosmetici dalla vocazione artigianale e dalla filosofia ecologista, con un codice etico ben definito per quanto riguarda la corporate social responsability, I Provenzali. I prodotti dell’azienda genovese sono corredati dal bollino di “Controllo Salute e Natura”, sono cioè testati dermatologicamente e per i metalli pesanti (nichel, cromo e cobalto), e di “Prodotto Vegetale o Origine Vegetale” in quanto realizzati a partire da materie prime vegetali e di origine naturale, senza l’utilizzo di coloranti, parabeni o ogm. Inoltre i cosmetici naturali e biologici dell’azienda hanno un ciclo produttivo svolto interamente in Italia, ottenendo così dall’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani, anche la certificazione 100% Made in Italy. Inoltre, per ogni prodotto che si contraddistingue per l’ecopackaging, è prevista una “carta d’identità”, consultabile sul sito ufficiale dell’azienda, dove ogni utente può controllare in modo trasparente le caratteristiche principali, e scoprire l’origine e il luogo di confezionamento.

Ma non solo quindi cosmesi naturale e sostenibile attraverso materie prime e tracciabilità, ma anche a scaffale reso possibile dalla cooperazione di questi tre soggetti promotori che hanno creato un espositore per la grande distribuzione in legno certificato proveniente da foreste gestite in maniera responsabile e da materiali riciclati.

“La natura ti dona: una storia 100% made in Italy”  è un progetto che si prefigge di diffondere la sostenibilità ambientale a tutto tondo ed è stato presentato per la prima volta il 30 settembre al Parco Natura Viva di Pastrengo, nel giorno del FSC Friday, la giornata mondiale della gestione forestale responsabile. E successivamente presso il Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, tenutosi presso l’Università Bocconi a Milano il 4 e 5 ottobre 2016.

Il primo espositore in assoluto è stato consegnato presso il punto vendita Finiper di Colonnella, in provincia di Teramo. Intanto sulla pagina Facebook de I Provenzali scatta la corsa tra gli utenti di avvistare scaffali con i loro prodotti ed inviarla per messaggio privato al brand.