La Social Entrepreneurship (parte 1)

La Social Entrepreneurship (parte 1)

Come ti accennavo nel primo blog post dell’anno, dedicato ai nuovi propositi, ci saranno un po’ di appuntamenti per approfondire origini etimologiche, definizioni in divenire, caratteristiche e sviluppi del social entrepreneur e della social entrepreneurship. Quest’oggi mi soffermo anche sui corsi di laurea e gli eventi dedicati a questo nuovo ambito che si sta diffondendo sempre più. Iniziamo questo nuovo viaggio insieme, un po’ più “teorico” rispetto al solito, con la visione e le parole dell’imprenditore sociale, Bill Drayton:

“La sorgente più potente del mondo è la grande idea,

ma solo se è nelle mani di un buon imprenditore.

Così si può muovere il mondo.”

La parola “imprenditorialità” in inglese viene tradotta “entrepreneurship”, mentre “impresa” diventa “enterprise” ma entrambe richiamano in causa l’imprenditore, ovvero “entrepreneur”.
Secondo l’International Encyclopedia of Social Sciences il termine “enterpreneur” compare per la prima volta nel XVI secolo, nella lingua francese per indicare le “persone che intraprendono” importanti spedizioni militari. Successivamente, tale termine è stato utilizzato, sempre dai francesi, per indicare i “costruttori di strade, ponti, porti e fortificazioni dello stato e anche, alquanto più tardi, agli architetti”. Il termine “enterpreneur” trova invece il suo corrispondente nella lingua inglese in “undertaker” per indicare tutti coloro che si assumessero un qualsiasi compito, e successivamente “coloro che si incaricavano il compito di predisporre i defunti per la sepoltura”. Ed è il banchiere ed economista irlandese Richard Cantillon ad utilizzare per prima il termine “enterpreneur” nel suo “Essai sur la nature du commerce en général”. Il manoscritto originale fu scritto intorno al 1730, in inglese, ma la sua scomparsa è avvolta da dubbi misteri e fu pubblicato postumo in Francia nel 1755, dopo la morte violenta dell’autore.

richard-cantillon

Il concetto di “enterpreneur” sta subendo recentemente una nuova evoluzione, accostandosi alla dimensione del sociale, del terzo settore, avvicinando così il profit al non profit. Bill Drayton, il fondatore di Ashoka, il più grande network dell’imprenditoria sociale a livello internazionale, è considerato da molti il “padre” dell’imprenditorialità sociale e colui il quale coniò proprio il termine social enterpreneurship. Drayton sostiene: Entrepreneurs are changemakers who change the nature of society” (Pictet report), ed ancora “Gli imprenditori sociali vedono un futuro dove altri non lvedono. Vedono risultati finali livello globale ancora prima di cominciare. L’imprenditoria sociale trasforma problemi in opportunità. Non è solo una questione di avere grandi idee, ma di sapere come realizzarle.” (Verbanova 2009).

Secondo una definizione più dettagliata, riportata sul sito di Ashoka “i social enterpreneurs offrono soluzioni innovative per affrontare i problemi più pressanti della società. Sono ambiziosi e ostinati, affrontano le principali questioni sociali ed offrono idee completamente innovative e strategie ambiziose per un cambiamento su vasta scala. Invece che lasciare i bisogni sociali in mano al governo o ai settori dell’imprenditoria, gli imprenditori sociali identificano ciò che non funziona e risolvono il problema modificando il sistema, diffondendo la soluzione e convincendo intere società a prendere iniziative nuove.
Gli imprenditori sociali spesso sembrano posseduti dalle loro idee, dedicano la loro vita a modificare la direzione del settore in cui operano. Sono sia dei visionari, sia dei realisti convinti, impegnati nell’attuazione pratica della loro visione di vita prima di qualsiasi altra cosa.
Proprio come gli imprenditori cambiano il modo di operare al settore professionale in cui operano, gli imprenditori sociali agiscono come agenti del cambiamento per la società, colgono opportunità che agli altri sfuggono, migliorano i sistemi, inventano nuovi approcci e sviluppano soluzioni per cambiare in meglio la società.
Mentre un imprenditore commerciale può creare industrie completamente nuove, un imprenditore sociale sviluppa nuove soluzioni ai problemi sociali e poi le mette in pratica su larga scala.”

Il social enterpreneur è particolarmente attivo nel contesto americano che si caratterizza da una forte attività filantropica, basta pensare a Bill e Melinda Gates, George Soros, i Rockefeller. Ma anche nel nostro Paese, con l’emerge di questa nuova professionalità in un settore in crescita, si stanno creando nuove ed adeguate opportunità formative quali specifici corsi di laurea e master, e si moltiplicano le iniziative che si avvicendano a vario titolo.

All’Università Bocconi di Milano è nata la cattedra in Social Entreprenership di cui è titolare Francesco Perrini, nonché direttore del CReSV (Centro di Ricerca su Sostenibilità e Valore dell’Università Bocconi) e titolare della Sif Chair of Social Entrepreneuship (network che si basa sulla filosofia del venture philantropy, che abbraccia anche la Fondazione Dynamo, la Fondazione Magnoni, la fondazione CRT Crescita e Sviluppo). La cattedra si focalizza nella ricerca e formazione sui modelli di intervento privato nel sociale, attraverso l’imprenditorialità sociale, soprattutto attraverso le strategie e gli innovativi strumenti di supporto finanziario e manageriale.
Inoltre, Human Foundation organizza la Winter School per il sociale in collaborazione con la Fondazione Johnson &Johnson. Mentre in collaborazione con ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha dato vita all’Executive Master in Social Entrepreneurship – EMSE, avvalendosi di personalità e centri di eccellenza nella formazione dell’imprenditoria. Inoltre, per marzo 2017 è previsto MEMIS Master Economia, Management e Innovazione Sociale, il nuovo Master degli innovatori sociali, realizzato da Human Foundation in collaborazione con l’Università degli Studi di Tor Vergata.

Inoltre, dal 1997 in tale panorama si affaccia ASVI, la Scuola di formazione di manageriale per il Terzo Settore, con un’ampia offerta formativa, per tutti coloro che desiderino lavorare nel non profit e nella social innovation.

Numerosi anche gli eventi: il 26 febbraio 2015 a Milano “Innovare per ripartire-Gli imprenditori sociali di Ashoka come motore della crescita in Italia e nel mondo” ha decretato l’ufficializzazione della nascita di Ashoka Italia. Il 6 e 7 marzo 2015 invece, a Lecce si è tenuto l’“International Women Entrepreneurs Forum”, un forum di rilevanza internazionale per dare voce alle donne imprenditrici e manager in particolare della Puglia, o di origini pugliesi ma che hanno avuto successo in altre regioni o all’estero, sostenendo un modello sostenibile e inclusivo. Ritornando nel capoluogo lombardo, nei primi tre giorni del mese di luglio del 2015 si è tenuto per la prima volta in Italia, il Social Enterprise World Forum , grande evento di respiro internazionale che sostiene la crescita delle imprese sociali in tutto il mondo.

Ti aspetto per la seconda parte!

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