Tour turistici ecosostenibili con Bike Food Stories. L’intervista al founder Davide Pagani

Tour turistici ecosostenibili con Bike Food Stories. L’intervista al founder Davide Pagani

Oggi per la rubrica #travelintech faremo tappa nella culla dell’arte culinaria made in Italy, a Parma, per raccontare attraverso il suo ideatore, la storia di una start up che unisce travel, bike e food per un turismo ecosostenibile, culturale, gastronomico.

Con Bike Food Stories si sale in sella alla bici per andare alla scoperta di Parma con le sue strade, i suoi paesaggi, la sua fauna, la sua arte, i suoi sapori, la lavorazione di prodotti artigianali locali, per itinerari turistici originali ed ecosostenibili, unendo alle pedalate all’aria aperta le degustazioni gastronomiche di prodotti a km zero e piatti tipici.

Scopriamone di più sulla start up turistica Bike Food Stories e sul marketing territoriale con l’intervista al founder Davide Pagani, cicloturista enogastronomo, che ci ricorda l’importanza di fare rete a livello territoriale, non solo tra le istituzioni ma anche con le aziende presenti in loco, dai caseifici alle aziende vitivinicole o aziende agricole, fino a ristoranti, pasticcerie, osterie, hotel, ponendo grande attenzione alla comunicazione, promozione, ma soprattutto all’ospitalità, coccolando i viaggiatori.

Tour turistici ecosostenibili con Bike Food Stories. L'intervista al founder Davide Pagani

 

Come nasce l’idea di Bike Food Stories?

Bike Food Stories nasce durante il Master Comet organizzato dall’Università di Parma nell’intento di unire due mie grandi passioni che sono la gastronomia e il cicloturismo, inteso come scoperta lenta del territorio. Nasce nel 2014 e ci sono voluti due anni prima di partire effettivamente con i tour nel territorio di Parma. La difficoltà principale è stata quella di capire come muoversi nel complesso mondo del turismo tra autorizzazioni e licenze varie. Non meno facile è stato iniziare a lavorare, emergere nell’infinito mondo del turismo e far sì che i turisti decidessero di fare un tour con me.

Bike Food Stories come funziona? Come ci si prenota ai percorsi ecosostenibili a base di “bici” e “cibo” ad impatto zero ?

Chi va sul mio sito trova una serie di tour già testati che possono essere effettuati tutti i giorni dell’anno. Ad ogni tour cerco sempre di coniugare la scoperta di almeno due prodotti tipici di Parma andando direttamente nel luogo di produzione! Il tour non è soltanto una passeggiata tra amici che si conclude attorno al tavolo, ma provo a far scoprire la cultura e tutto quello che c’è dietro alla produzione: gli artigiani, il territorio, il clima, le coltivazioni.

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In base ai propri interessi, al livello di preparazione e alla mia disponibilità mi si può contattare via e-mail dal mio sito e provo a offrire la miglior proposta costruita ad hoc per la persona interessata.

Cicloturismo, enogastronomia, innovazione, digitale: come questi “ingredienti” si riescono ad amalgamare per valorizzare il territorio di Parma?

Ogni volta che lavoro ringrazio il fatto che Parma sia un territorio pianeggiante, dove la cultura della bici esiste da decenni e le vecchie amministrazioni hanno costruito una discreta rete di piste ciclabile (sottolineo discreta).

L’altra grande fortuna è la presenza nel nostro piccolo territorio di marchi alimentari di fama internazionale come Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma (con l’Aceto Balsamico Tradizionale vicino di casa a Reggio Emilia/Modena).
Un grazie va fatto anche a questa amministrazione comunale che sta promuovendo Parma come meta turistica in mercati molto importanti come Francia, Germania, Usa e Inghilterra e inoltre per il lavoro nell’ottenere importanti riconoscimenti come Città della Gastronomia Unesco e Capitale della Cultura italiana 2020!

Come una start up travel come Bike Food Stories, decide di presidiare i social?

Provo ad aggiornare i miei canali social quotidianamente ma come si sa, è un vero e proprio lavoro in cui non ci si può improvvisare. Non ho il tempo materiale per organizzare un vero e proprio piano editoriale. Come gran parte delle start up, sono presente sui principali social network ma con risultati non soddisfacenti. D’altronde il mio lavoro è un altro 😉

Secondo te è più redditizio il settore travel o quello food? O la vera innovazione è il connubio dei due?

Per me il settore travel e food sono una cosa sola, non vedo differenze, soprattutto per quanto riguarda l’Italia! Chiunque si affaccia al mondo del turismo deve tenere a mente questo binomio vincente! Perché i turisti stranieri vengono in Italia? Per mangiare!
Certo, bisogna sempre distinguere tra qualità e cibo spazzatura. Io provo a puntare sul primo.

Che cos’è l’innovazione?

In questo periodo storico, per me, l’innovazione è viaggiare lentamente in mezzo alla campagna, un ambiente sconosciuto ai più che vivono nelle grandi metropoli mondiali.

Ma allo stesso tempo l’innovazione è la possibilità di poter vendere i miei tour con solo un sito internet senza dovermi appoggiare ad agenzie di viaggio tradizionali, dialogando direttamente con il turista a migliaia di km di distanza, cosa impossibile dieci anni fa.

Il blog è per te una passione, un diario per tenere traccia dei tuoi spostamenti in bici alla scoperta di trazioni enogastronomiche e culturali o rientra strettamente in un’ottica di content marketing e visibilità ed approfondimento?

Ottima domanda! Attualmente il blog è uno spazio che provo a riempire quando ho tempo (d’inverno). Sicuramente non quando sono in alta stagione e mi tocca lavorare sul campo.

Invece mi piacerebbe poter sviluppare in modo professionale un vero e proprio blog, creando una vera e propria linea editoriale con pubblicazioni costanti! Non il solito blog di ricette ma una vetrina dove posso raccontare i produttori che vado ad incontrare direttamente in bici. Le idee non mancano di certo, il passo che devo fare è quello di realizzarle. Anche per questo motivo sono alla ricerca di un altro partner per crescere sia per quanto riguarda la parte dei tour in bici, sia per la parte di blogging.

Secondo la tua esperienza, quali consigli daresti a chi opera nell’ambito del marketing territoriale?

Chi lavora nel campo del marketing territoriale è un Santo perché va a scontrarsi con realtà piccole che non hanno magari alcun interesse nel fare squadra e lavorare assieme per promuovere il proprio territorio.

Non vorrei essere di parte, ma secondo me si potrebbe studiare il caso Parma dove abbiamo un’amministrazione comunale che coinvolge tutte le realtà turistiche locali ma anche le più grandi aziende del territorio che investono nel turismo per rendere la città più bella e vivibile per cittadini e turisti.

Altrimenti il Trentino: sono sicuramente una regione a statuto autonomo ma loro vendono tutto il territorio come unico prodotto. Sono i migliori da diversi anni!

Molti territori stanno capendo l’importanza del marketing territoriale come volano dell’economia locale ma ci si scontra con i soliti problemi di campanilismo, antipatie di vicinato, mentalità campagnola e poco aperta all’innovazione e al cambiamento!

Come si può promuovere efficacemente un territorio ed i suoi prodotti tipici e le sue bellezze?

Prima di promuovere il proprio territorio si dovrebbe viaggiare molto in giro per il mondo, prendere ispirazione dagli altri. Una volta tornati all’ovile si può mettere in pratica quello che si è visto adattandolo al proprio contesto.

Fondamentale avere una visione “glocale”: pensare globale ma agire sul territorio.
Un’altra qualità fondamentale, di cui sto provando a fare mia (imparando dai nostri vicini romagnoli) è l’ospitalità. Loro sono dei maestri da questo punto di vista! Far sentire a casa il turista, aiutarlo se ha qualche problema, coccolarlo. Chiunque di noi apprezzerebbe queste cose se si dovesse trovare in un altro paese!

 

 

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